- Oh andiamo Drew, mettimi giù!
- Neanche per sogno- la voce mitigata dallo sforzo, i suoi passi pesanti sprofondano nella sabbia, -I dottori hanno detto che non devi affaticarti -
- Merda, non sono una disabile!- sbotto,- E se abbassi queste cazzo di braccia ti dimostrerò che sono perfettamente in grado di camminare con le mie gambe! -
Le sue labbra sono improvvisamente sulle mie, calde, dolci, morbide, delicate ad impedirmi di aggiungere altro. La sua lingua voluttuosa penetra nella mia bocca, circuisce la mia lingua, la ammalia attirandola tra le sue voluttuose spire in una danza proibita colma di desiderio.
- E per questo che la tua bocca esiste, solo per baciarmi - sussurra roco.
- Fanculo!
- Ti amo
Raggiunge la veranda, mi adagia sul dondolo, la brezza calda del mare mi solletica il viso, la inspiro a pieni polmoni:
- E’ meraviglioso qui
- Tu sei meravigliosa
Lo guardo. Splendido, abbagliante sotto il sole di aprile, un angelo candido coi suoi jeans bianchi e la camicia azzurra mi sta fissando con una dolcezza inaudita. Mi sorride per un istante, poi un velo di tristezza offusca il suo viso, aggrotta la fronte, guarda il mare. Non è la prima volta.
Lo guardo. Splendido, abbagliante sotto il sole di aprile, un angelo candido coi suoi jeans bianchi e la camicia azzurra mi sta fissando con una dolcezza inaudita. Mi sorride per un istante, poi un velo di tristezza offusca il suo viso, aggrotta la fronte, guarda il mare. Non è la prima volta.
- Qualcosa non va?-
Scuote la testa, si passa una mano tra i capelli. -Cosa te lo fa pensare?- in un sorriso finto.
- Che io sappia la demenza non rientra tra postumi da ipossia cerebrale- sentenzio infastidita. -Almeno, non per il momento-. Mi fissa, è serio. Improvvisamente si inginocchia davanti a me, mi prende le mani, le bacia con ardore. Posa la testa sulle mie gambe, gli accarezzo i capelli. Solleva la testa, mi imbatto nei suoi occhi trasparenti, scorgo le lacrime.
- Perdonami Eleanor- la voce soffocata. -Ti prego, perdonami-
Il tempo di rielaborare quelle parole: -Si può sapere che diavolo ti prende?
-E' stata colpa mia, sono stato un codardo-. Mi ci vuole un pò per capire che si riferisce all'incidente.
- E' acqua passata, Drew, non pensiamoci più -
-E' stata colpa mia, sono stato un codardo-. Mi ci vuole un pò per capire che si riferisce all'incidente.
- E' acqua passata, Drew, non pensiamoci più -
Le sue labbra scivolano morbide nei palmi.
- Io non ti avrei mai lasciata andare, mai! -
Sorrido. -Oh, questo credo lo sappiano bene le mie anche le mie tre costole rotte! - cerco di stemperare la tensione.Inutilmente.
- Se ti avessi persa io... - sprofonda con la faccia sulle mie gambe. Lo sento singhiozzare. Non l'ho mai visto piangere, per tutto il tempo trascorso con me in ospedale non mi ha mai lasciata, neanche per un attimo, accanto a me col suo sorriso splendido, a gioire dei miei minuscoli progressi, a consolarmi per i miei insuccessi, e incoraggiarmi.
Lascio che si sfoghi.
Lascio che si sfoghi.
- E’ tutto finito adesso - lo rassicuro. - E' tutto finito-.
Lo ascolto in silenzio, impotente, mentre continua a torturarsi. - La colpa è stata mia. Sono stata una stupida, ma in quel momento non m'importava altro che farla finita -
-Ci sei quasi riuscita-. Si asciuga le lacrime.
-Beh, non tutte le ciambelle riescono col buco!- ribatto stupidamente. Vorrei rimangiarmi quelle parole, la verità è che sono tesa, non ne abbiamo mai parlato. Non ricordo niente di quegli ultimi istanti, nella mia mente solo foschia densa. Amnesia post traumatica. I medici dicono che dovrò conviverci, insieme al mio affanno, alle crisi respiratorie e i miei muscoli semi-atrofizzati.
- Eri morta quando ti ho tirato fuori dall’acqua, non c'era respiro, né battito - risponde cupo. - I tuoi polmoni erano saturi di acqua, eri già in ipossia, ho iniziato con le prime manovre, ho continuato a ripeterle per non so quante volte, in sequenza, finchè non è arrivato il medico dei soccorsi, e mi ha detto di lasciar perdere, che era inutile- gli occhi sgranati, i pugni chiusi. - Quando si sono avvicinati per riporti nella bara ti ho guardata un'ultima volta, e ho notato il fungo schiumoso agli angoli della bocca. Gliel'ho fatto notare, mi hanno risposto che chiunque anneghi ha la schiuma alla bocca. Allora ho chiesto di lasciarti ancora un pò con me, ho aspettato che si allontanassero e ho ripreso con le manovre fino allo sfinimento, finchè non mi hanno bloccato e portato via con la forza -
Lo ascolto in silenzio, impotente, mentre continua a torturarsi. - La colpa è stata mia. Sono stata una stupida, ma in quel momento non m'importava altro che farla finita -
-Ci sei quasi riuscita-. Si asciuga le lacrime.
-Beh, non tutte le ciambelle riescono col buco!- ribatto stupidamente. Vorrei rimangiarmi quelle parole, la verità è che sono tesa, non ne abbiamo mai parlato. Non ricordo niente di quegli ultimi istanti, nella mia mente solo foschia densa. Amnesia post traumatica. I medici dicono che dovrò conviverci, insieme al mio affanno, alle crisi respiratorie e i miei muscoli semi-atrofizzati.
- Eri morta quando ti ho tirato fuori dall’acqua, non c'era respiro, né battito - risponde cupo. - I tuoi polmoni erano saturi di acqua, eri già in ipossia, ho iniziato con le prime manovre, ho continuato a ripeterle per non so quante volte, in sequenza, finchè non è arrivato il medico dei soccorsi, e mi ha detto di lasciar perdere, che era inutile- gli occhi sgranati, i pugni chiusi. - Quando si sono avvicinati per riporti nella bara ti ho guardata un'ultima volta, e ho notato il fungo schiumoso agli angoli della bocca. Gliel'ho fatto notare, mi hanno risposto che chiunque anneghi ha la schiuma alla bocca. Allora ho chiesto di lasciarti ancora un pò con me, ho aspettato che si allontanassero e ho ripreso con le manovre fino allo sfinimento, finchè non mi hanno bloccato e portato via con la forza -
Mio Dio! Soffiai fuori l'aria che avevo trattenuto per tutto quel tempo, - Ma adesso sono viva, e sono qui con te - gli sfioro la guancia ancora umida, mi trattiene la mano, la bacia ancora.
Mi guarda di nuovo. - Avrei qualcosa di importante da dirti- sussurra. Lo sento ingoiare rumorosamente, prego che l'incubo che mi tormenta ogni giorno non stia per diventare realtà.
- Io so di non poterti offrire più nulla se non il mio amore, ma se ti accontenterai io saprò renderti felice -
Lo fisso stranita.
- Ma di che diavolo parli? -
Sospira, stringe forte le mie mani tra le sue. - Vuoi sposarmi, Eleanor? -
- Cosa? -
Le sue labbra si distesero in un sorriso timido.
- Non ho più il becco di un quattrino, ma sono pur sempre un principe! -
Boccheggio. Mi fissa, in attesa di un cenno.
- Uhm, dovrei pensarci- commento ilare. -E se dicessi di no? -
- In tal caso non sai cosa ti perderesti. Sebbene sia povero, posseggo doti che nessun altro uomo possiede -
- Ah si? E di che genere? - provoco.
- Ad esempio, so come rendere felice una donna. E soprattutto come soddisfarla- roco.
Non desidero altro.
Non desidero altro.
Le sue labbra si muovono quasi impercettibili nell'incavo del mio polso, come ali di farfalla avanzano lentamente all'interno dell' avambraccio, lo sfiorano in un tocco erotico, il soffio del suo respiro mi procura brividi continui che si propagano fin dentro lo sterno, si irradiano in tutto il corpo.
- Hmm, sembrerebbe interessante. . . -
- Vuoi una dimostrazione pratica? - chiede. Mentre brucio.
La sua bocca lambisce avida quella porzione sensibilissima di pelle, a leccarne la superficie alternandosi a baci soffici, il suo sguardo malvagio mentre provo a respirare, ogni frammento della mia pelle urla per lui, agognando quel tocco.
- Stronzo- riesco a sillabare mentre inarco istintivamente il collo all'indietro, assorbendo l’eccitazione che lentamente infiamma il mio corpo.
Il suo sorriso storto, mentre la tortura si sposta su di un capezzolo, ritto al di sotto della maglietta, lo stuzzica con la punta della lingua, sobbalzo, lo racchiude tra le labbra, risucchiandolo in una stretta impietosa. Dalla mia bocca non fuoriesce nient'altro che suoni disarticolati.
- Uhm, non credo di aver inteso bene- un sussurro mentre si sposta sull’altro capezzolo, che attende impaziente di ricevere le stesse attenzioni.
- Ah!- incapace di trattenere il piacere mentre sento quella porzione di me risucchiata dalla sua bocca incandescente, allungarsi, compressa tra morsi leggeri, sobbalzo ad ogni stretta, in fiamme.
- Oh, dio!-
- Oh, dio!-
Lo sento ridacchiare.- Cos'hai detto? -
- Fanculo!-
- Fanculo!-
Si blocca, due gemme tra i grigio e l’azzurro mi fissano indecifrabili, riprendo fiato.
Le sue mani si insinuano nei pantaloni della tuta, giocano con l’elastico degli slip, mentre l’eccitazione attende turgida e rigonfia che la raggiungano.
Un sorriso malizioso, si avvicina all’orecchio, lo sfiora con le labbra.
- Dimmi di sì e ti darò ciò che vuoi -
Ansimo. Gli occhi spalancati, sento il mio corpo fibrillare per lui, solo per lui.
- Fottiti! - gemendo.
Quel gioco di dita continua, sfacciato, impietoso scende verso il basso, sfiora l'inguine, esita, accarezza, mentre il centro palpita feroce di desiderio. Lo sento gemere eroticamente, suoni gutturali, profondi, rochi.
- Dimmi di sì, Ellie Jones -
L’indice sfiora per un istante fugace il piacere rigonfio:- Ah! - sobbalzo, il cuore palpita frenetico, un fiume di lava incandescente mi pulsa nelle vene.
Le sue labbra socchiuse, le voglio, le desidero. Voglio lui. Qui. Adesso.
- Oh sì! Sì! -urlo.
La sua mano si ritrae all’istante, un bacio casto si posa sulle mie labbra, sorride soddisfatto.
- Niente sesso, ricordi?-
- Va a farti fottere! -
Ride di gusto, scoprendo la sua dentatura abbagliante. E’ così maledettamente irresistibile. Ed è mio.
- A dire il vero avrei un po’ di sete. Vuoi qualcosa da bere? -
- No - rispondo, tenendo il broncio.
Si china su di me, le sue labbra di nuovo sulle mie, un assalto erotico cui non riesco a resistere.
- Ti amo, amore mio. Da morire. -
Il suono del campanello ci riporta alla realtà.
- Aspettiamo qualcuno? -chiedo.
Sorride, sardonico.
- Forse -
Lo vedo eclissarsi all’interno, non ho idea di chi sia, non m’importa.
Niente può angosciarmi. Non più. Non adesso che ho tutto quello di cui ho bisogno qui con me. Sento i suoi passi, ricompare sulla porta, un batuffolo di pelo fulvo tra le mani.
- Oh mio dio! E tu chi sei? - il cucciolo atterra sulle mie ginocchia.
- E’ tuo. Nostro. - Sento il cuore esplodermi di gioia.
Cerco le sue labbra, le trovo.
- Ti amo, Drew. Io ti amo! - trattengo a stento le lacrime. Stavolta di gioia, una gioia immensa, mai provata prima.
Mi bacia ancora.
Le sue dita tra i capelli, a sistemarmi una ciocca dietro l’orecchio.
- Direi che manca ancora un piccolo dettaglio. . . o forse due. E tutto sarà perfetto -
La sua fronte contro la mia, mi incollo alle sue labbra, dolci, delicate. Il suo sguardo colmo di tenerezza. Il suono del campanello, ancora una volta.
- Avranno dimenticato qualcosa -dice. Si eclissa di nuovo.
Accarezzo quel batuffolo, avvicino il suo musetto umido al mio. - Come ti chiami piccolino? Ti ci vorrà un nome? Dunque. . . vediamo. . .
Il suo cellulare squilla sul davanzale, mi allungo più che posso, lo prendo, guardo il display, è dal Memorial Hospital. I suoi passi, di nuovo, glielo porgo, controlla la chiamata, sbuffa seccato.
- E’ la terza volta da stamattina. Dovresti chiamare, almeno per accertarti che lei stia bene-
- Non è più affar mio! - sbotta, negli occhi la rabbia.
- E' pur sempre tua madre-
-Non più -.
- E' pur sempre tua madre-
-Non più -.
Lo osservo, basita. Si porta le mani sul viso, c'è qualcos'altro che lo angoscia, qualcosa che ha a che fare con l'ultimo suono del campanello.
- Chi era? -chiedo
Sospira.
- C’è una persona di là. Chiede di te -
Due occhi verdi fanno capolino dalla porta, a seguire la sua chioma bionda, inconfondibile.
- Caroline? -. Avanza fino in veranda,il passo impacciato.
- Stai bene? - chiede torturandosi le nocche.
Le tendo le mani, si inginocchia ai miei piedi.- Io avrei voluto starti accanto, Eleanor, e credimi, ho chiesto infinite volte a Andrew di permettermi di avvicinarmi a te, ma me lo ha sempre impedito! -
- Non c’era motivo che tu fossi li! - tuona Drew.
- Era mia sorella! La mia unica, adorata sorella! E avevo ogni diritto di starle accanto, più di quanti ne avessi tu! -
- Se lei ha rischiato di morire la colpa è solo mia! -rispose lui.
- E’ di tutti, Andrew! Di tutti! Non c’è una sola persona in tutta questa orribile storia che non sia colpevole! - disse lei, sciogliendosi in un pianto disperato.
Faccio cenno a Drew di andare via. Annuisce, seppure controvoglia.
- Andrew mi ha detto tutto. Non hai nessuna colpa, hai solo tentato di proteggermi - le dico. Solleva il viso.
- E invece no, Eleanor! Non è così! -
- Cosa? Di cosa diavolo stai parlando? -
- Quello che ti ha detto Andrew in parte è vero. . . io sapevo che correvi dei rischi, sapevo che la tua vita era in pericolo. Ma non è l’unico motivo, Eleanor. Io sono una persona orribile, e non ho attenuanti per quello che ho fatto! - riprende a piangere.
- Non lo sei, Caroline. Non puoi esserlo -
- Oh, si invece! Tu hai tentato più volte di parlarmi, e io te l’ho impedito, arroccandomi su posizioni assurde, fingendo di non sapere, di non capire! E quando mi sono resa conto che tu eri così maledettamente vicina a scoprire tutto io non ho pensato ad altro che salvare me stessa, ho pensato solo a me stessa e non al male che avrei potuto farti! Oh, dio, come ho potuto essere così egoista? Come ho potuto farti così male? -
- Di cosa stai parlando, Caroline? -
Si asciuga le lacrime, i suoi occhi fissi nei miei:
- Sono stata io, Eleanor. Io ho ucciso la mamma, capisci? Sono io l’assassina, io, soltanto io! -
Gli occhi spalancati.
- Non è vero. Non sei stata tu! -
Scuote la testa.
- Lei stava così male, piangeva supplicandomi di aiutarla, aveva un forte dolore alla testa, ed era agitata, tanto agitata e io mi sentivo così impotente. . . Era Jackie che si occupava di darle le medicine, ero talmente depressa che da sola non sarei mai riuscita a farcela e quel giorno...oh, dio! Quel giorno ero sola, e vedevo che era irrequieta. . . non faceva altro che alzarsi, non riusciva a reggersi in piedi, cadeva a terra, ogni volta cercavo di rimetterla a letto. Era così che incominciavano le sue crisi, ma quel giorno era la peggiore, non faceva altro che chiamarti, invocare il tuo nome ed era un lamento atroce, continuo, chiedendomi di fare qualcosa, e io non potevo fare nulla, io non riuscivo a sopportarlo, che stesse così male a causa tua! Così presi la boccetta dei tranquillanti, non ho idea di quanti fossero, glieli ho dati, una pasticca, poi un sorso, poi un'altra e un'altra ancora - disse singhiozzando - finchè non si è calmata. Per la prima volta era serena. . . -
- Caroline, ti prego, basta! -
- No! Io devo pagare per quello che ho fatto! Io non merito la tua compassione, io non merito la compassione di nessuno! -
- Lei sapeva, non è vero? Ti ha ricattata? -
Annuì. - Avrebbe potuto denunciarmi, e non lo ha fatto -
- Mio dio, come puoi giustificarla? E Richard? Non hai pensato a lui, e a quanto potesse soffrirne? -
Sospira.- Non avevo scelta, Eleanor. Capisci, non avevo scelta! E poi il matrimonio non avrebbe certo cambiato le cose -
- Capisco - tutto quello che riesco a dire. Lascio che le sue lacrime si esauriscano.
Si asciuga il viso.
- Spero che un giorno tu riesca a perdonarmi, Eleanor -
- Risolveremo tutto, Caroline. Te lo prometto -
- Intendo pagare per le mie colpe, non mi tirerò indietro -
- Richard saprà cosa fare. Lui ti ama, ti ha sempre amata -
Sorride.- Lo so. Nonostante tutto -
Sorrido di rimando.
- Già. Nonostante tutto -
Si avvicina, mi dà un bacio sulla guancia.- A presto sorellina -
La stringo forte a me.
- Ti voglio bene, Caroline-
Vedo il suo volto illuminarsi.
- Non avrei potuto sperare di avere sorella migliore -
Drew's Pov
Il volto sorridente mentre lancia la pallina sulla riva, Oliver scatta veloce a riprenderla, la vedo barcollare, cadere sulla sabbia.
E’ ancora molto debole. Non ha forza nelle braccia, nè presa nelle mani, respira rumorosamente, a volte ha delle crisi difficili da gestire, ma non importa. Quello che conta è che lei sia viva, e che sia qui con me.
Scendo di corsa la scala in legno, corro da lei, i suoi capelli si sollevano leggeri al soffio della brezza, le coprono il viso, cerca invano di scostarli, lo faccio io per lei. Il suo sguardo storto, quello di sempre, ogni qualvolta intervengo in suo aiuto.
- Allora? Hai risolto? - chiede.
- Diciamo che siamo sulla buona strada -
- Chi è? -
- Si chiama Tikva, Tikva Horovitz -
- Horovitz?-
- Esatto. Non so ancora spiegarmi il perché mi abbia offerto il suo aiuto, ma l’importante è che tutto si risolva per il meglio
- Horovitz?-
- Esatto. Non so ancora spiegarmi il perché mi abbia offerto il suo aiuto, ma l’importante è che tutto si risolva per il meglio
Quello sguardo di cioccolato mi osserva torbido.
- E’ semplice- sbotta in una smorfia,- Si è follemente innamorata di te e spera così di poter far breccia nel tuo cuore -
Scuoto la testa. La adoro quando è gelosa.
- In tal caso non avrebbe alcuna speranza- la attiro tra le mie braccia, cerco le sue labbra.- Il mio cuore è chiuso a chiave -
Oliver è in piedi davanti a noi, lascia cadere la pallina, lei gliela rilancia.
- Nessuno offrirebbe tutti quei soldi in cambio di niente-
- Non lo sta facendo a titolo gratuito, ha già acquistato gran parte degli immobili di mia proprietà -
- Sopravvalutandole? Beh, se questo è un aiuto disinteressato! -
Le onde le lambiscono i piedi, li osservo affondare nella sabbia.
- Tra qualche giorno dovrò tornare in Scozia, vuole vedere il castello. E’ tutto ciò che mi resta, con il ricavato potrò finalmente saldare il debito -
Sospira. - E’ un vero peccato- mormora.- Potrei vendere una parte delle azioni in mio possesso, potremmo chiedere loro di venirci incontro -
- Ti ho già detto come la penso, Eleanor. E poi devo ancora risarcire Caroline, e potrò farlo solo vendendo quell’inutile relitto -
- Sai che non lo è, è appartenuto ai tuoi avi per secoli -
Non mi va di discutere. Balzo all'impiedi, le tendo la mano.
- E’ ora di rientrare, sei stanca-
- Non ne ho alcuna intenzione. E poi non sono stanca! -
Si volta mettendo su il suo broncio irresistibile. -Quand' è così useremo le maniere forti-
la sollevo di peso.
- Mettimi giù, cazzo! Drew, hai sentito! Ho detto mettimi giù! -
Il suo corpo esile si agita battendo deboli pugni sul mio petto mentre salgo i gradini della scala in legno, la adagio sul divano. Il solo poterla stringere, sentirla viva, è per me come essere in paradiso.
Prendo il telecomando, aziono il lettore dvd.
- Cime tempestose o Via col vento? -
Mi fissa con aria minacciosa.
- Non starai dicendo sul serio?-
Osservo il suo petto sollevarsi, riempirsi d’aria, espirare, sembra tutto regolare. Le sorrido schioccandole un bacio sulle labbra imbronciate.
- Ti ho proposto due tra i più grandi colossal di tutti i tempi, uno dei quali prodotto proprio da te! -
Sospira, un velo di tristezza sul viso.
- Non mi va di vederla -. Si riferisce ad amy.
Le sfioro una guancia. - E’ venuta a trovarti un’infinità di volte in ospedale -
- Non significa nulla! -
- Credo che dovresti concederle una seconda opportunità-
I suoi occhi nocciola mi fissano incerti. Annuisce. So che lo farà.
Premo il tasto play. Il leone della Metro Goldwin Meyer ruggisce mentre lei si china nle difficile tentativo di slacciarsi le scarpe.
- Aspetta, ci penso io -
- Cazzo, no! - ruggisce di rimando.
Riporto la mia schiena contro il divano, i miei occhi attratti da qualcosa di blu che fa capolino fuori dall'elastico della tuta: un triangolino di pizzo che scompare tra le natiche.
Il cazzo sobbalza ritto a riempire la patta, lo copro col braccio, prendo un cuscino, lo metto tra me e il suo corpo per ridurre al minimo ogni contatto. Si rannicchia accanto a me, il suo fianco rotondo sfiora il mio. Trattengo il respiro.
- Avrebbe dovuto rimanere così -
- Cosa? -
- La Metro. E’ stato un errore frammentarla-
- Beh, dovresti esserne contenta, se non ricordo male la Broadcasting è una compartecipata della Metro-
- Cosa vuoi che importi? Quando Theodore ha deciso di assorbirne una parte non avrebbe mai pensato si fosse ridotta a quello che è oggi. Una macchina macina soldi senza alcuna pretesa di qualità. -
Sposta il cuscino, il suo corpo è ora appoggiato al mio, il suo seno mi sfiora il braccio.
Cazzo! Lo alzo cingendola per il collo, il suo viso sul mio petto. La bacio tra i capelli.
La sua gamba si solleva, si posa sulla mia. La sua intimità preme contro la mia coscia, ne percepisco il calore. Inspiro. Il cazzo sobbalza di nuovo, ben visibile al di sotto dei pantaloni.
- Vuoi qualcosa? - le dico. Faccio per alzarmi, mi blocca per un braccio.
- No. Stai qui con me- il suo un sussurro. La sua mano si insinua sotto la maglietta, le sue dita tracciano deboli cerchi sul mio addome, risalgono sui pettorali, prende a giocherellare con la peluria. Cerco il suo sguardo, è fisso sullo schermo. I suoi polpastrelli raggiungono un capezzolo, iniziano a disegnare piccoli cerchi intorno all'areola.
Apro la bocca, inspiro ossigeno.
- Ellie? -
- Uhm. . . -
Le sue dita stanno ora sfiorando il capezzolo, hanno iniziato a pizzicarlo delicatamente, lo sento palpitare sotto il suo tocco erotico.
- Eleanor, ti prego -ansimo.
- Shhh. . . - si sposta sull’altro. Pizzica, sfiora, stuzzica impietosa.
Il mio cazzo si erge fiero e sta premendo insistentemente contro i jeans.
Lei posa la testa sulle mie gambe, lo sguardo proprio lì. Si avvicina, la sua bocca si apre, con piccoli morsi leggeri ne segue la lunghezza.
Cazzo!
La lascio fare? Cristo quanto lo vorrei, vedere il mio cazzo scomparire nella sua bocca, vedere le sue labbra chiudersi intorno a lui, a risucchiarlo, ingoiarlo, ma poi?
- Eleanor, no - mi sposto dal suo raggio,
I suoi occhi nocciola mi fissano velati di desiderio. - Rilassati, Drew, cosa vuoi che succeda? -
- Il medico ha detto che-
- Non mi frega un emerito cazzo di quello che ha detto il medico, io non ho alcuna intenzione di continuare a vivere con la paura di poter morire da un momento all'altro-
- Beh, io non sono disposto a rischiare, non per una scopata!
- Sarebbe davvero questo per te, solo una scopata?
- Il sesso non ha più alcuna importanza per me-
Evito il suo sguardo truce, mi alzo.
- Mi hai appena chiesto di sposarti, Drew?
- E allora? Non vedo cosa c'entri?
- Questo vuol dire che il nostro sarà un matrimonio bianco?-
Sollevo le braccia, le lascio cadere lungo i fianchi:
- Cosa vuoi che sia, Eleanor? A me basta poter trascorrere il resto della vita accanto a te -
Sorride. - E ti aspetti davvero che funzioni?- una punta di sarcasmo nella voce.
- Non è poi questa grande tragedia, ci sono tanti modi per darsi piacere-
- E come? Facendo petting come due adolescenti col terrore di non poter mai andare oltre? -
- Se anche fosse sarebbe più che eccitante, non trovi?- scherzo. Mi avvicino a lei, cerco le sue labbra, non le trovo.
Incrocia le braccia, ricompare il broncio. -Andrew Rochester che rinuncia al sesso per amore di una donna, non male come barzelletta del secolo! - sentenzia, ilare.
- Sono cambiate tante cose, Eleanor. Io sono cambiato-
- Beh, io no! E voglio fare l'amore con te, Drew, e se anche dovessi morire, non m'importa, se deve succedere voglio che sia tra le tue braccia-
- Io ti voglio viva, e voglio che resti accanto a me per il resto dei miei giorni-
- Non intendo pregarti. Io non rinuncerò a te-
-Io sono tuo, e lo sarò per sempre, finchè morte non ci separi-. Cerco le sue labbra, le trovo, la sua lingua penetra nella mia bocca senza alcun preavviso, vorace, sensuale la riempie, vortica in cerca della mia. Mi stacco da lei, cerco di ritrovare la lucidità necessaria a gestire la situazione. Neppure il tempo di pensare che è in piedi davanti a me, con uno sforzo immane si sfila via la maglietta, lotta con l'elastico dei pantaloncini, la fisso inebetito finchè due triangolini di pizzo blu non si rivelano ai miei occhi, le coprono a stento i capezzoli, si volta, si china, prende il telecomando, spegne la Tv, i miei occhi sgranati sul suo impertinente culo da urlo. Tengo a bada gli istinti, inspiro, espiro. Posso farcela, lo faccio ogni sera quando l'aiuto a spogliarsi prima di metterla a letto.
Si inginocchia davanti a me, armeggia con i bottoni dei miei jeans, devo fermarla.
-E' ora di andare a letto- dico con voce ferma. La prendo in braccio prima che apra bocca, la trascino in camera, la adagio sul letto. Mi riabbottono la patta, recupero il suo pigiama, glielo lancio sul letto. -Non mi aiuti a indossarlo?- maliziosa.
Sospiro pesantemente. -Certo-
-Prima devi togliermi questo- indica il reggiseno. Lo faccio. I suoi capezzoli si librano davanti ai miei occhi pieni, e turgidi. Mi prende la mano, la posa tra le cosce, la sua fica è incandescente sotto il mio palmo. -Dammi piacere...- sussurra.
I suoi occhi nocciola mi fissano velati di desiderio. - Rilassati, Drew, cosa vuoi che succeda? -
- Il medico ha detto che-
- Non mi frega un emerito cazzo di quello che ha detto il medico, io non ho alcuna intenzione di continuare a vivere con la paura di poter morire da un momento all'altro-
- Beh, io non sono disposto a rischiare, non per una scopata!
- Sarebbe davvero questo per te, solo una scopata?
- Il sesso non ha più alcuna importanza per me-
Evito il suo sguardo truce, mi alzo.
- Mi hai appena chiesto di sposarti, Drew?
- E allora? Non vedo cosa c'entri?
- Questo vuol dire che il nostro sarà un matrimonio bianco?-
Sollevo le braccia, le lascio cadere lungo i fianchi:
- Cosa vuoi che sia, Eleanor? A me basta poter trascorrere il resto della vita accanto a te -
Sorride. - E ti aspetti davvero che funzioni?- una punta di sarcasmo nella voce.
- Non è poi questa grande tragedia, ci sono tanti modi per darsi piacere-
- E come? Facendo petting come due adolescenti col terrore di non poter mai andare oltre? -
- Se anche fosse sarebbe più che eccitante, non trovi?- scherzo. Mi avvicino a lei, cerco le sue labbra, non le trovo.
Incrocia le braccia, ricompare il broncio. -Andrew Rochester che rinuncia al sesso per amore di una donna, non male come barzelletta del secolo! - sentenzia, ilare.
- Sono cambiate tante cose, Eleanor. Io sono cambiato-
- Beh, io no! E voglio fare l'amore con te, Drew, e se anche dovessi morire, non m'importa, se deve succedere voglio che sia tra le tue braccia-
- Io ti voglio viva, e voglio che resti accanto a me per il resto dei miei giorni-
- Non intendo pregarti. Io non rinuncerò a te-
-Io sono tuo, e lo sarò per sempre, finchè morte non ci separi-. Cerco le sue labbra, le trovo, la sua lingua penetra nella mia bocca senza alcun preavviso, vorace, sensuale la riempie, vortica in cerca della mia. Mi stacco da lei, cerco di ritrovare la lucidità necessaria a gestire la situazione. Neppure il tempo di pensare che è in piedi davanti a me, con uno sforzo immane si sfila via la maglietta, lotta con l'elastico dei pantaloncini, la fisso inebetito finchè due triangolini di pizzo blu non si rivelano ai miei occhi, le coprono a stento i capezzoli, si volta, si china, prende il telecomando, spegne la Tv, i miei occhi sgranati sul suo impertinente culo da urlo. Tengo a bada gli istinti, inspiro, espiro. Posso farcela, lo faccio ogni sera quando l'aiuto a spogliarsi prima di metterla a letto.
Si inginocchia davanti a me, armeggia con i bottoni dei miei jeans, devo fermarla.
-E' ora di andare a letto- dico con voce ferma. La prendo in braccio prima che apra bocca, la trascino in camera, la adagio sul letto. Mi riabbottono la patta, recupero il suo pigiama, glielo lancio sul letto. -Non mi aiuti a indossarlo?- maliziosa.
Sospiro pesantemente. -Certo-
-Prima devi togliermi questo- indica il reggiseno. Lo faccio. I suoi capezzoli si librano davanti ai miei occhi pieni, e turgidi. Mi prende la mano, la posa tra le cosce, la sua fica è incandescente sotto il mio palmo. -Dammi piacere...- sussurra.
Il bastardo che c'è in me non vuole più sentire ragioni, la mia mano penetra nel pizzo, scivola tra le pieghe, è così fottutamente bagnata! Ed è estasi pura, mentre piagnucola e geme inarcando il collo.
- Oh, Cristo! - impreco, totalmente incapace di fermare le mie dita che continuano a ruotare intorno alla sua minuscola erezione, la sento solleticarmi i polpastrelli mentre navigo tra i suoi umori fluidi.
- Ah! - geme, contorcendosi, mentre la mia mano si impregna del suo miele denso, comprimendo, rilasciando, mentre la sento godere ad ogni tocco, voglio che venga per me. Voglio darle piacere, come ho sempre fatto, voglio sentirla urlare sotto il mio tocco, Cristo, lo voglio! Devo fermarmi, cazzo, devo farlo!
Abbandono per un istante quel paradiso caldo e gocciolante di voglia, la osservo attentamente.
-Va tutto bene?-
Annuisce. Sembra non sentirmi. Mi guarda febbricitante: -Fammi godere, Andrew Rochester...- in un sussurro erotico.
La guardo, i suoi capelli giacciono sul letto in una morbida corona intorno al suo corpo nudo. Mi avvicino, catturo un capezzolo già turgido, lo succhio avidamente, e cristo! E’ così duro e tenero al tempo stesso, lo mordo. Il cazzo urla il suo apprezzamento sotto la stoffa, li divoro entrambi, mentre inarca la schiena e gemendo li offre alla mia bocca. Mi blocco, cerco le sue labbra, controllo il suo respiro, è in affanno.- Stai bene?- chiedo.
Annuisce di nuovo. Sistemo i cuscini uno sopra l'altro, la sollevo, la adagio contro la testiera.
-Sei bellissima...- mormoro, mentre l'eccitazione si fa sempre più ingestibile. Ho paura. Una fottutissima paura di farle del male. Non voglio che stia male. Non voglio perderla.
-Non fermarti...-
- Ti prego, amore mio, adesso basta... -la imploro.
- Ti voglio dentro di me, Drew. Adesso -
Chiude gli occhi. Lo sguardo vigile sul suo respiro, posso farlo. Provare a soddisfare il suo piacere senza dover necessariamente andare oltre. So come fare.
-Va tutto bene?-
Annuisce. Sembra non sentirmi. Mi guarda febbricitante: -Fammi godere, Andrew Rochester...- in un sussurro erotico.
La guardo, i suoi capelli giacciono sul letto in una morbida corona intorno al suo corpo nudo. Mi avvicino, catturo un capezzolo già turgido, lo succhio avidamente, e cristo! E’ così duro e tenero al tempo stesso, lo mordo. Il cazzo urla il suo apprezzamento sotto la stoffa, li divoro entrambi, mentre inarca la schiena e gemendo li offre alla mia bocca. Mi blocco, cerco le sue labbra, controllo il suo respiro, è in affanno.- Stai bene?- chiedo.
Annuisce di nuovo. Sistemo i cuscini uno sopra l'altro, la sollevo, la adagio contro la testiera.
-Sei bellissima...- mormoro, mentre l'eccitazione si fa sempre più ingestibile. Ho paura. Una fottutissima paura di farle del male. Non voglio che stia male. Non voglio perderla.
-Non fermarti...-
- Ti prego, amore mio, adesso basta... -la imploro.
- Ti voglio dentro di me, Drew. Adesso -
Chiude gli occhi. Lo sguardo vigile sul suo respiro, posso farlo. Provare a soddisfare il suo piacere senza dover necessariamente andare oltre. So come fare.
- Oh, Drew. . . ti prego - piagnucola sommessamente.
Sfilo via la barriera di pizzo, la sua fica bagnata è davanti a me, la mia lingua affonda tra le pieghe, a cercare quel minuscolo concentrato di piacere, e trovarlo, solleticarlo, sentirlo rigonfio sotto la punta, per poi risucchiarlo, mentre si agita e geme, e urla, pura melodia, mentre ansima e gode, la mia saliva mescolata al suo fluido dolce, mentre annuso, e gemo, mentre sento il cazzo esplodermi dolorante nei pantaloni.
La sua voce aumenta d’intensità mentre chiude le palpebre, aggrotta la fronte, la distende, la sua bocca aperta sorride, e geme, con le mani afferra la mia testa, mi tira i capelli.
La divoro ancora, la assaporo lentamente. - Hmm, Cristo! Voglio passare il resto della vita a leccarti, voglio morire tra le tue gambe... - la sento, la sua eccitazione al culmine sotto la mia lingua, sento i suoi gemiti diventare nitidi. Mi fermo, lascio che l'eccitazione si allenti, so come fare.
Apre gli occhi, mi guarda. Allarga le gambe, le sue pieghe sbocciano davanti a me madide di voglia, non c'è altro che io voglia fare che sprofondarci dentro. Non posso farlo, non devo farlo!
Le sue labbra rosse e gonfie un richiamo sensuale mentre socchiuse attendono soddisfazione.
- Fai l'amore con me, amore mio...- le sue parole.
- Oh, ti prego Ellie, aiutami!- imploro.
- L'amore non può far male- risponde.
Slaccio i pantaloni, in un attimo libero la mia erezione, la vertigine mi percorre la schiena, mi rizza i capelli, non rispondo più di me. Mi spingo dentro di lei, lentamente, mentre geme, inarca in bacino prendendomi tutto, ritto sulle braccia cerco di controllare le spinte, il suo corpo sobbalza, le pareti incandescenti si stringono intorno al mio cazzo, le sento palpitare forte, mentre urla il mio nome.
Apre gli occhi, mi guarda. Allarga le gambe, le sue pieghe sbocciano davanti a me madide di voglia, non c'è altro che io voglia fare che sprofondarci dentro. Non posso farlo, non devo farlo!
Le sue labbra rosse e gonfie un richiamo sensuale mentre socchiuse attendono soddisfazione.
- Fai l'amore con me, amore mio...- le sue parole.
- Oh, ti prego Ellie, aiutami!- imploro.
- L'amore non può far male- risponde.
Slaccio i pantaloni, in un attimo libero la mia erezione, la vertigine mi percorre la schiena, mi rizza i capelli, non rispondo più di me. Mi spingo dentro di lei, lentamente, mentre geme, inarca in bacino prendendomi tutto, ritto sulle braccia cerco di controllare le spinte, il suo corpo sobbalza, le pareti incandescenti si stringono intorno al mio cazzo, le sento palpitare forte, mentre urla il mio nome.
Ed è come la prima volta, e
non riesco a smettere di guardarla, osservo i suoi seni sobbalzare
mentre muove il bacino assorbendo i miei colpi,
mentre continua a contorcersi sotto
di me... è in fiamme, le
guance arrossate, le labbra socchiuse, i
capelli annodati in un groviglio indistricabile, mentre ansima, il suo
respiro è roco, maledizione! Devo fermarmi. Sto per venire. Esplodo dentro di
lei l'eccitazione di mesi, e chiudo gli occhi, lascio che dalla mia gola escano
tutti i suoni che quel piacere mi sta donando, e che sembra non voler terminare
mai. La sento tossire, riapro gli occhi, mi adagio accanto a lei. -Non è niente
- la voce aspra.
-Eleanor, che succede?-. Chiude gli occhi, la mano sul
petto, inspira, espira, in un rantolo. -Ellie?-
- Stai bene? -
- Si. Come l’ultima volta che me lo hai chiesto, esattamente...- guardo l'orologio,- Un minuto fa? -
- Non avrei dovuto costringerti ad affrontare un viaggio così faticoso, non dopo quello che è successo-
- Oh santo cielo, Drew, è stata solo una crisi respiratoria come tante!-
- Provocata dalla mia stupida incoscienza-
- Lo chiami pure col suo nome, Sir Rochester- commento ilare.
- E quale sarebbe, di grazia?-
- Orgasmo del secolo! - sibilo sgnignazzando.
La mano nervosamente tra i capelli, visibilmente a disagio. - Mi preme dirti, Eleanor, che il tuo sarcasmo è davvero fuori luogo!- il volto contratto. Scoppio a ridere. Aggrotta la fronte:- Si può sapere cosa ti prende?-
- Il tuo tono...- cerco di trattenermi.- Per un attimo mi è sembrato di vedere uno di quei vecchi nobili burberi con bastone e bombetta mentre rimprovera la sua anziana consorte-
- Non è divertente- replica. -E poi c'è poco da scherzare. E non azzaddarti più a provocarmi, Ellie Jones, o giuro che-
- Lo spergiuro non si addice di certo un principe di altissimo rango come il suo- scherzo. -E poi non mi sembra sia stato così male anche per te-
Scuote la testa, l'aria compiaciuta. -Questo non vuol dire che succederà ancora-
- Uhm, suona come una minaccia... -
- E' solo un avvertimento -. Mi prende la mano, l' avvicina alle labbra.- Sarei dovuto venire da solo -fissa le nuvole fuori dell'oblo.
- Oh santo cielo, Drew, è stata solo una crisi respiratoria come tante!-
- Provocata dalla mia stupida incoscienza-
- Lo chiami pure col suo nome, Sir Rochester- commento ilare.
- E quale sarebbe, di grazia?-
- Orgasmo del secolo! - sibilo sgnignazzando.
La mano nervosamente tra i capelli, visibilmente a disagio. - Mi preme dirti, Eleanor, che il tuo sarcasmo è davvero fuori luogo!- il volto contratto. Scoppio a ridere. Aggrotta la fronte:- Si può sapere cosa ti prende?-
- Il tuo tono...- cerco di trattenermi.- Per un attimo mi è sembrato di vedere uno di quei vecchi nobili burberi con bastone e bombetta mentre rimprovera la sua anziana consorte-
- Non è divertente- replica. -E poi c'è poco da scherzare. E non azzaddarti più a provocarmi, Ellie Jones, o giuro che-
- Lo spergiuro non si addice di certo un principe di altissimo rango come il suo- scherzo. -E poi non mi sembra sia stato così male anche per te-
Scuote la testa, l'aria compiaciuta. -Questo non vuol dire che succederà ancora-
- Uhm, suona come una minaccia... -
- E' solo un avvertimento -. Mi prende la mano, l' avvicina alle labbra.- Sarei dovuto venire da solo -fissa le nuvole fuori dell'oblo.
- Come avrei potuto starmene tranquilla a saperti da solo con una perfetta sconosciuta che non desidera altro che portarti a letto? -
Sorride, in quel suo modo splendido, le sue labbra a pochi millimetri dalle mie.
- Ti adoro quando sei gelosa - mi sussurra roco.
- Ti adoro quando sei gelosa - mi sussurra roco.
Ed in un istante la sua bocca è sulla mia, la bacia con ardore, la sua lingua guizza fuori, inizia a leccarmi le labbra, tiro fuori la mia, insieme danzano nell'aria, si toccano, si stuzzicano, fanno l'amore, due occhi allibiti ci fissano alla nostra destra, una signora anziana pochi sedili più in là scuote la testa.
Lo blocco, facendogli cenno di guardare.
Sorride. -Oh, è solo invidiosa! Non sai cosa darebbe per stare al tuo posto- si avvicina di nuovo, lo spingo via.
- Stronzo! -
Ridiamo insieme, felici, spensierati.
- Che effetto fa? - chiedo.
- Cosa? -
- Stai per perdere qualcosa di importante, qualcosa che è appartenuto alla tua famiglia per secoli -
Scuote la testa. Un velo di tristezza gli appanna il viso.
- E’ così che doveva andare. E poi quello che ho di più importante al mondo è accanto a me - un altro bacio, in uno schiocco.
- Non mi hai mai raccontato niente dei tuoi avi. Eppure ci sono interi libri di storia che narrano delle loro imprese -
Inspira.
- Mio nonno avrebbe dato qualsiasi cosa per avere qualcuno disposto a sentire i suoi noiosissimi sermoni sulle gesta dei miei antenati! Peccato tu sia arrivata troppo tardi, saresti stata la sua nipote preferita! - ilare.
- Oh, andiamo Drew! Parlavo sul serio -
- Quello dell’Ayrshire è un principato che risale al quattordicesimo secolo, quando fu eretto il maniero che poi, col passare dei secoli, è diventato il castello che vedi oggi. Gli avi che si sono susseguiti nel corso dei secoli hanno continuato a regnare nella contea finchè nel 1664 il re Carlo II concesse la Carolina a otto nobili inglesi, e tra questi c’era anche lord Andrew Rochester, e insieme fondarono le colonie di Rhode Island, del Connecticut, e del Delawere e poi ancora altre colonie alle dipendenze dirette dell’Inghilterra, al fine di sfruttarne le risorse. Non credo di potermi vantare di loro, in fondo sono stati solo degli avidi speculatori nonché schiavisti -
- Oh, andiamo, all’epoca funzionava così. . . -
Mi stringo a lui. Mi perdo nel suo profilo perfetto, dondolo sulle curve dolcissime del suo mento fino a risalire alle labbra, al naso, alle ciglia ricurve e folte, la fronte incorniciata dai suoi morbidi capelli. Ed è come sentire un racconto fantastico, tra castelli e duelli e dame e cavalieri. Assopita sul suo braccio mi ritrovo in una nuova dimensione, me lo immagino in groppa al suo splendido destriero bianco, attraversare boschi e foreste con la sua scintillante armatura, raggiungermi. E’ bellissimo, il mio principe. Ed è mio.
Quando riapro gli occhi è ancora accanto a me, concentrato su un manipolo di fogli che riportano delle mappe in scala del castello.
- Ne hanno già stabilito il valore?-
- Approssimativamente si. Ma non so se lei sarà disposta a spendere una cifra così esorbitante. Ad ogni modo mi accorderò su qualsiasi offerta intenda farmi -
- Non è giusto! -
- Non ho scelta, Ellie. E poi abbiamo già il nostro castello - cerca le mie labbra, le bacia.
- Parlerò con lei. Vedrò di trovare una soluzione che non ti obblighi a vendere -
- So cosa hai intenzione di fare. Sappi che non te lo permetterò! -
- Io voglio poterti aiutare, Drew! Horovitz ha intrapreso una battaglia senza esclusione di colpi con Theodore in tutti questi anni, solo ed unicamente per mettere le mani sulla Broadcasting. Potrei offrire loro di comprare delle quote azionarie -
- Non dirlo neanche per scherzo, Eleanor! Sai perfettamente con chi hai a che fare, non permetterò mai e poi mai una cosa simile! -
Sbuffo.
Non mi piace tutto questo, men che meno che una mafiosa possa provare un così fervido interesse per lui.
Mi chiudo in un silenzio ostile, lo sento sospirare rumorosamente accanto a me.
- Insomma, Eleanor, non puoi pretendere che io possa acconsentire a quello che si preannuncerebbe come un suicidio per la tua holding! -
- Quindi io sarei una sciocca manager incapace di comprendere i rischi che corre? -
- Io non. . . - sospira, abbassando la voce - Io non sto affatto dicendo questo -
- Bene. Allora parteciperò alle trattative, ne ho tutto il diritto! -
- Tu ne starai fuori! - minaccioso.
- Staremo a vedere -
...happily ever after
Ci sono tante cose inspiegabili nella mia vita. Ad alcune ho trovato risposta, ad altre no, ma quella del porridge resta davvero un mistero.
Non c'è stato un solo istante in cui io non abbia odiato quel piatto, fin da quando Belinda si ostinava a proporlo ogni giorno a colazione. Immergo il cucchiaio nella poltiglia insipida che riempie la scodella, del resto è pietanza tipica della colazione tradizionale scozzese, inizio a pensare che forse quello del porridge voleva soltanto essere un innocuo segno premonitore? Sorrido. Ingoio in un sol colpo il mio caffè nero senza zucchero, cercando di tenere le dita ben salde intorno al manico, il tempo di ingoiare e la tazza mi cade sul tavolo, merda!
Come posso restarmene richiusa in un hotel di Prestwick mentre a poche miglia da qui lui sta conversando amabilmente con la figlia di uno degli uomini più influenti e pericolosi della malavita californiana?
Magari sarà bellissima, già me la immagino: la chioma bionda, fluente, un corpo sinuoso, perfetto. E vuole lui.
Cosa ho da offrirgli in fondo? Non sono più quella di una volta, non posso più soddisfare i suoi bisogni come prima. Agito le mie dita, cerco di chiuderle. Non ci riesco.
Potrei uscire, visitare la città. E magari barcollare e cascare a terra sul marciapiede.
Mi getto sul letto, chiudo gli occhi ricacciando i pensieri, fino ad assopirmi.
Il suono insistente del cellulare mi sveglia di soprassalto.
E' lui. - Drew? -
- Ciao amore mio, mi manchi da morire - la sua voce calda.
- Ti ci vuole ancora molto? -chiedo.
Un soffio leggero dal ricevitore, sta sorridendo.
- No. Ma c’è stato un piccolo fuori programma -
- Che vuol dire? -
- Vuole conoscerti, e così ho pensato di organizzare un ricevimento in suo onore al castello, per questa sera-
Il respiro bloccato.
- Ma che diavolo ti salta in mente? Insomma, siamo qui per altro, e tu te ne esci fuori con un ricevimento in suo onore? -
- Sii ragionevole, Eleanor. Le cose si stanno mettendo per il meglio. Ti chiedo solo di assecondarmi, prometto che non te ne pentirai -
Penso che in fondo è quello che volevo, finalmente avrò l'occasione di parlarle a quattr'occhi e farle la mia proposta.
Smetto di pensare. - Quando rientri?- chiedo.
-Mi spiace, ma credo che non riuscirò a liberarmi prima di questa sera. Manderò qualcuno a prenderti, ci vediamo al castello-
-Un momento, io non ho niente da mettere?-
-Non preccuparti, ho già pensato a tutto-
Non posso fare a meno di chiederglielo. -Lei è li con te?-
- Ti amo-
Riaggancia. Mentre mille pensieri iniziano ad angosciarmi, finchè qualcuno non bussa alla mia porta. Apro. Davanti a me una donna sui sessanta, minuscoli occhialini in bilico sul naso, i capelli bianco latte ordinati in uno chignon dietro la nuca.
-Lady Eleanor Scott Baker?-
-Si?-
Entra nella camera, dietro di lei uno stuolo di persone sconosciute riempiono la stanza di scatole e oggetti vari.
-Un momento, che diavolo sta succedendo?- chiedo.
-Mi manda il principe Rochester- risponde la donna.- Siamo qui per prepararla per il ballo che si terrà al castello questa sera.
Stento a credere alle mie orecchie. Mi viene da ridere, cerco di trattenermi, è tutto così tremendamente surreale!
La donna si posiziona accanto alla specchiera, -La prego di accomodarsi, milady- indicandomi il pouf. -Laurine si occuperà del trucco e dell' acconciatura. Sarà impeccabile!-
Seguo le istruzioni, senza replicare. La ragazza inizia a pettinarmi i capelli, raccogliendoli con una pinza sulla sommità. Inizia a detergermi il viso, la lascio fare mentre attraverso lo specchio osservo quello che succede alle mie spalle. Scorgo la custodia tipica degli abiti lunghi, la donna l'appende a un'anta dell'armadio, apre la zip, ne viene fuori una nuvola di balze di raso lucido e chiffon, di un tono ambrato.
Resto a bocca aperta. -E' bellissimo... - farfuglio.
- Il Principe l'ha fatto confezionare appositamente per lei su disegno di quello appartenuto alla principessa Aileen, duchessa dell'Ayrshire, una delle donne più sagge che abbia mai glorificato il casato dei Rochester-
- Principessa?- chiedo.
La donna annuisce, compiaciuta della mia curiosità.- Si tratta di una storia molto nota dalle nostre parti- racconta.- Era il 1432, quando il principe Rochester si innamorò follemente di una giovane popolana del luogo. Nonostante il parere contrario della famiglia, decise di sposarla e portarla con sè al castello, facendo di lei la prima principessa dell'Ayrshire. Grazie a lei i tumulti che da ormai un secolo affliggevano la contea ebbero fine, donando a queste terre pace e prosperità per i secoli a venire -
Bella storia, mi dico. Mi accorgo della figura riflessa nello specchio, e non sembro nemmeno più io-
-Ah, ottimo lavoro Laurine! Adesso è il momento di vestirsi- stacca l'abito dalla stampella,-Non vorremmo mica far tardi?- il tono improvvisamente affabile.
E non posso fare a meno di sentirmi la cenerentola di turno, un' inserviente si avvicina con una scatola. - Mi faccia indovinare, le scarpette di cristallo?-
La tizia sorride. Quando scendo le scale non posso fare a meno di sentirmi un cartone animato della serie delle principesse disney, con tanto di diadema impuntato sulla fronte.
Ad attendermi un cocchio, con tanto di paggi in livrea scintillante. Una marea di gente affolla i bordi della strada, mi saluta agitando le mani, non posso fare altro che rispondere.
Finchè in lontananza non scorgo il castello, illuminato di bagliori fiabeschi, la carrozza raggiunge in pochi istanti l'ingresso, ad attendermi lui, è bellissimo, stretto nella stessa uniforme del dipinto. Mi porge la mano, mi aiuta a scendere, davanti ai nostri piedi un lungo tappeto rosso si stende fino a perdersi all'interno del castello.
-Sei un incanto, amore mio- baciando la mia mano con le sue labbra morbide. Lo guardo con aria interrogativa, mentre sottobraccio a lui percorro un piccolo tratto finchè non scorgo qualcuno, nell'ombra. Sento un fruscio metallico, compare una giovane donna su di una sedia a rotelle, ha i capelli lunghi, e lo sguardo intenso, uno sguardo che saprei riconoscere tra mille.
Mio dio! Non è possibile...- Hope? Sei davvero tu?- balbetto.
-Te l'avevo detto, Ellie. Io non sbaglio mai-
Mi sorride. Allarga le braccia, corro da lei.
Ed eccomi qui, insieme a mio bel principe, con all'anulare una fede nuziale antica di secento anni, e il cuore che mi scoppia di felicità. Immagino moriate dalla voglia di conoscere tutti i dettagli del mio matrimonio, dalle lacrime di Drew quando ci siamo giurati amore eterno davanti a Dio, alla mia incredulità nel dover giurare fedeltà al principato e alla corona prima di essere nominata Principessa dell'Ayrshire. Ma questa è un'altra storia.
Ellie Jones
Smetto di pensare. - Quando rientri?- chiedo.
-Mi spiace, ma credo che non riuscirò a liberarmi prima di questa sera. Manderò qualcuno a prenderti, ci vediamo al castello-
-Un momento, io non ho niente da mettere?-
-Non preccuparti, ho già pensato a tutto-
Non posso fare a meno di chiederglielo. -Lei è li con te?-
- Ti amo-
Riaggancia. Mentre mille pensieri iniziano ad angosciarmi, finchè qualcuno non bussa alla mia porta. Apro. Davanti a me una donna sui sessanta, minuscoli occhialini in bilico sul naso, i capelli bianco latte ordinati in uno chignon dietro la nuca.
-Lady Eleanor Scott Baker?-
-Si?-
Entra nella camera, dietro di lei uno stuolo di persone sconosciute riempiono la stanza di scatole e oggetti vari.
-Un momento, che diavolo sta succedendo?- chiedo.
-Mi manda il principe Rochester- risponde la donna.- Siamo qui per prepararla per il ballo che si terrà al castello questa sera.
Stento a credere alle mie orecchie. Mi viene da ridere, cerco di trattenermi, è tutto così tremendamente surreale!
La donna si posiziona accanto alla specchiera, -La prego di accomodarsi, milady- indicandomi il pouf. -Laurine si occuperà del trucco e dell' acconciatura. Sarà impeccabile!-
Seguo le istruzioni, senza replicare. La ragazza inizia a pettinarmi i capelli, raccogliendoli con una pinza sulla sommità. Inizia a detergermi il viso, la lascio fare mentre attraverso lo specchio osservo quello che succede alle mie spalle. Scorgo la custodia tipica degli abiti lunghi, la donna l'appende a un'anta dell'armadio, apre la zip, ne viene fuori una nuvola di balze di raso lucido e chiffon, di un tono ambrato.
Resto a bocca aperta. -E' bellissimo... - farfuglio.
- Il Principe l'ha fatto confezionare appositamente per lei su disegno di quello appartenuto alla principessa Aileen, duchessa dell'Ayrshire, una delle donne più sagge che abbia mai glorificato il casato dei Rochester-
- Principessa?- chiedo.
La donna annuisce, compiaciuta della mia curiosità.- Si tratta di una storia molto nota dalle nostre parti- racconta.- Era il 1432, quando il principe Rochester si innamorò follemente di una giovane popolana del luogo. Nonostante il parere contrario della famiglia, decise di sposarla e portarla con sè al castello, facendo di lei la prima principessa dell'Ayrshire. Grazie a lei i tumulti che da ormai un secolo affliggevano la contea ebbero fine, donando a queste terre pace e prosperità per i secoli a venire -
Bella storia, mi dico. Mi accorgo della figura riflessa nello specchio, e non sembro nemmeno più io-
-Ah, ottimo lavoro Laurine! Adesso è il momento di vestirsi- stacca l'abito dalla stampella,-Non vorremmo mica far tardi?- il tono improvvisamente affabile.
E non posso fare a meno di sentirmi la cenerentola di turno, un' inserviente si avvicina con una scatola. - Mi faccia indovinare, le scarpette di cristallo?-
La tizia sorride. Quando scendo le scale non posso fare a meno di sentirmi un cartone animato della serie delle principesse disney, con tanto di diadema impuntato sulla fronte.
Ad attendermi un cocchio, con tanto di paggi in livrea scintillante. Una marea di gente affolla i bordi della strada, mi saluta agitando le mani, non posso fare altro che rispondere.
Finchè in lontananza non scorgo il castello, illuminato di bagliori fiabeschi, la carrozza raggiunge in pochi istanti l'ingresso, ad attendermi lui, è bellissimo, stretto nella stessa uniforme del dipinto. Mi porge la mano, mi aiuta a scendere, davanti ai nostri piedi un lungo tappeto rosso si stende fino a perdersi all'interno del castello.
-Sei un incanto, amore mio- baciando la mia mano con le sue labbra morbide. Lo guardo con aria interrogativa, mentre sottobraccio a lui percorro un piccolo tratto finchè non scorgo qualcuno, nell'ombra. Sento un fruscio metallico, compare una giovane donna su di una sedia a rotelle, ha i capelli lunghi, e lo sguardo intenso, uno sguardo che saprei riconoscere tra mille.
Mio dio! Non è possibile...- Hope? Sei davvero tu?- balbetto.
-Te l'avevo detto, Ellie. Io non sbaglio mai-
Mi sorride. Allarga le braccia, corro da lei.
Ed eccomi qui, insieme a mio bel principe, con all'anulare una fede nuziale antica di secento anni, e il cuore che mi scoppia di felicità. Immagino moriate dalla voglia di conoscere tutti i dettagli del mio matrimonio, dalle lacrime di Drew quando ci siamo giurati amore eterno davanti a Dio, alla mia incredulità nel dover giurare fedeltà al principato e alla corona prima di essere nominata Principessa dell'Ayrshire. Ma questa è un'altra storia.
Ellie Jones



10 commenti:
Meraviglioso finale, per una storia meravigliosa!
Editando i vecchi capitoli sto percorrendo a ritroso la storia di questa storia e devo ammettere che fa un certo effetto rileggere i vecchi commenti, ritrovare persone che, nonostante mi leggano ancora, ormai non si palesano più, e mi chiedevo se alla fine ne vale davvero la pena.
PS:i capitoli mancanti saranno leggibili a mano a mano che procedo con l'editing.Grazie per la pazienza.
ti ho sempre letta in silenzio.......Chast sei sempre la mia più meravigliosa scrittrice!!! grazie per tutto!!!! finale per entrambe le storie fantastico e pieno d'amore..."favoloso"!!! grazie mille perchè hai riempito in me (e penso anche alle altre) le giornate di questi anni...abbiamo fantasticato, gioito, pianto, sperato..insomma abbiamo provato tutti i sentimenti possibili in queste tue storie.....grazie ancora di tutto!!!
ps attendo con ansia nuovi capolavori!! <3 fania115
bellissimo finale. Abbiamo aspettato ma ne è valsa la pena. Grazie Chas, anche se mi hai fatto piangere un milione di lacrime. Grazie per il meraviglioso lieto fine, che ho sempre sperato ci fosse per Drew ed Ellie. E fidati, per me è valsa la pena attendere tutto questo tempo. Non sai che sorpresa è stata oggi entrare nel blog e scoprire questo meraviglioso epilogo. Grazie ancora , e spero che prima o poi ci sarà un seguito, o magari no, in fondo nessuna favola del passato ne ha mai avuto uno. Grazie ancora, Mariella.
Ci saranno degli outtake, quindi stay tuned
quando una storia ti colpisce davvero??? quando a distanza di mesi leggi il capitolo finale senza rileggere quelli precedenti e ti ricordi esattamente tutto come se avessi finito di leggerlo ieri!!! è stato bellissimo provare certe sensazioni, quindi grazie!!! sei una scrittrice davvero FANTASTICA!!
Ho iniziato a leggere la storia proprio oggi ed è bellissima ,ma scusa non mi appaiono tutti i capitoli dal cap 59 si passa al cap 97e anche la data non è quella di quest'anno ,volevo iniziare e finire il tuo bel racconto ma se non è completo come si fà.
La sto editando in questi giorni, i cap mancanti saranno disponibili entro le prox due settimane. Se non ti va di aspettare c'è sempre l'altro blog.
Bellissimo...
Ho aspettato a lungo questo moemtno e finalmente è arrivato un degno finale ad una storia bellissima... ogni tanto rileggo un capitolo qui e li e le do una rinfrescata... quanti nervi quanto dolore e quanto batticuore... tutti ingredienti fondamentali alla riuscita di questo progetto...
GRAZIE SEMPRE
ANTO
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