- Dov’è Caroline? -
Babette mi fissa intimorita.
- E’ al piano di sopra, signorina Eleanor, aveva una forte emicrania -
Salgo di corsa i gradini, raggiungo la camera, neanche busso.
- Che diavolo ti saltato in mente?
E' distesa sul letto, le mani sulla fronte. Solleva la testa.
- Ah, sei tu. Cos’altro c’è che non va adesso?
- Sei tu che dovresti dirmi cosa cazzo hai fatto?
-Rimette le mani sulla fronte, coprendo anche gli occhi:- Non so di cosa tu stia parlando
- Quella infida arpia è riuscita nel suo intento, ma tu? Possibile che non t'importi altro che imparentarti con quella famiglia di serpenti?
- Quello che faccio delle mie proprietà non è affar tuo!
- Maledizione Caroline! Quelle proprietà sono le uniche risorse di cui puoi disporre al di fuori del contratto, e tu cosa fai, acconsenti a venderle senza batter ciglio?
- La villa a New Castel era ormai in disuso da anni, richiedeva interventi di ristrutturazione costosi, e francamente non credo ne valesse la pena, a me non è mai piaciuto quel posto! Come dice Jackie, è già una fortuna aver trovato un acquirente disposto a comprarla
- Ma ti rendi conto delle idiozie che stai dicendo? Una villa come quella, a sentirti parlare sembra quasi un cumulo di rovine
- Non ti riguarda, Eleanor. E ora ti prego di lasciarmi in pace. Ho bisogno di riposare
- Quale sarà la prossima? La tenuta nel Vermont? E poi sarà la volta di questa casa? Peccato che sia anche mia, e dovranno passare sul mio cadavere prima che intaschino il becco di un quattrino da ciò che mi appartiene -
Si solleva, si siede sul ciglio del letto. Sospira.
- Non mi dai scelta. Se continui così mi vedrò costretta ad andare via da questa casa -
Strabuzzo gli occhi:
- Cosa? Ma che cazzo dici? Possibile che ti abbiano plagiata a tal punto da non riuscire più a ragionare? -
- Quella che non ragiona tra noi due non sono certo io. Stai rendendo la mia vita un inferno, quelli che avrebbero dovuto essere i momenti più felici della mia esistenza sono diventati un incubo. Grazie a te
Mi avvicino, non è possibile che stia realmente dicendo quelle parole.
La guardo meglio, ha il volto scavato, sembra priva di forze.
- Credimi Caroline, mollerei tutto pur di porre fine a tutto questo, se solo lo ritenessi giusto
- Quello che è giusto per te, potrebbe non esserlo per me
- Mio Dio,Caroline, ma cosa stai dicendo? Non sono io il nemico da combattere, io sono tua sorella, non potrei mai volere il tuo male, lo capisci? -
Quegli occhi si sollevano, fissano i miei.
- E’ quello che credevo anch’io. Ma ogni giorno che passa maledico l’istante in cui hai rimesso piede in questa casa. Io non posso sopportare oltre
- Che stai dicendo?
- Andrò a stare dai Rochester, finchè non ritornerai sui tuoi passi
- Cosa? Tu non puoi farlo?
- Non è semplice per me. Ma sento che è la cosa più giusta da fare
-Intendi consegnarti a loro, in modo da fare di te ciò che vogliono, è davvero questo che vuoi?
- Lo vedi? E’ inutile discutere con te. Ho preso la mia decisione. Spetta a te farmi cambiare idea-
Un groppo in gola, sento la collera imperversarmi nelle vene, è una situazione folle, al limite del grottesco.
- No Caroline, non posso!
- Bene. Mi auguro che il tuo egoismo non sia così immenso da impedirti di venire al mio matrimonio- una risata improvvisa, isterica. -E pensare che avevo persino deciso di chiederti di farmi da testimone - le mani a coprirsi gli occhi, in lacrime - Ti farò pervenire la richiesta formale per celebrarlo a Topanga Peak, del resto è una tua proprietà, la decisione spetta a te
- Piantala Caroline! -
- Addio Eleanor -
Torna a distendersi nel suo letto, le mani sulla fronte.
Vorrei poter dire qualcosa, vorrei poter fare qualcosa. E' Inutile.
Chiudo la porta.
Mentre dentro di me si fa strada una nuova consapevolezza: cambiare strategia, o battere in ritirata.
La rabbia pervade ogni fibra del mio essere, ho voglia di spaccare tutto, sbattere la testa contro il muro, per questa maledetta sensazione di impotenza che mi immobilizza completamente.
Schiaccio il piede contro l’acceleratore, veloce sulla Sunset Boulevard, una furia cieca ad offuscarmi il cervello.
468 il numero che campeggia sulla superficie lucida davanti all’ingresso.
Scendo sbattendo la portiera, mi fiondo nell’ascensore libero, piano due, mi incollo al campanello, la porta si apre:
- Che cosa? - la stronza bionda mi fissa sbigottita, la spingo via facendomi spazio nel corridoio - Signora Scott Baker, si fermi... Signora!
-Togliti dalle palle, stronza! - Calpesto decisa la moquette blu fino in fondo al corridoio, impugno la maniglia con violenza, spalanco la porta Due lampi azzurri si sollevano, mi fissano, sorpresi.
Si adagia contro lo schienale. Lo stupore si trasforma in una smorfia spavalda, la sua bocca si distende in un sorriso sghembo, indecente.
- Signore, la prego di perdonarmi . . . io non sono riuscita a fermarla - una voce stridula alle mie spalle.
- Chiudi la porta! - le ordina secco.
Sento uno scatto dietro di me, quei lampi azzurri continuano a fissarmi, esitando su ogni millimetro del mio corpo.
- Quando si sfidano gli istinti risulta impossibile riuscire a dominarli
- Come hai osato farlo? -inveisco.
Si alza, si dirige verso di me.
- Ti stavo aspettando…-
- L'avete plagiata fino a farne un burattino da manovrare a vostro piacimento, illudendola con la vostra finta benevolenza, ma non durerà ancora lungo!
E’ di fronte a me. La sua mano si solleva, le sue dita sul mio viso:
- Sei bellissima -sussurra.
Indietreggio, schivandola.
- Non toccarmi, figlio di puttana! E falla finita una buona volta, non m'incanti, io non sono mia sorella!-
Sorride, spavaldo.
- In effetti non è molto esaltante trattare con lei. Ha una soglia di tolleranza infinitamente bassa. Niente a che vedere con te - sardonico.
Il sangue al cervello:
- Se sei riuscito ad intascare quei soldi è perchè io non posso nulla sulle prorprietà di Caroline, ma non appena oserai mettere le mani sulla Broadcasting avrai a che fare con me, e farò di tutto pur di impedirti di intascare anche un solo quattrino di ciò che non è tuo! -
Un sorriso amaro.
- Non c'è nulla che tu possa fare Eleanor. E’ tutto deciso -
- Io non lo permetterò! Fino a prova contraria io posseggo il sessanta per cento dell'intero pacchetto azionario, ed è mia facoltà porre il veto su qualsiasi tentativo di disgregazione della holding, che provenga da te o da chiunque altro
- Tu non puoi farlo! -
- Certo che si, fosse anche l’ultima cosa che faccio! -
- Tu acconsentirai alla vendita delle quote appartenenti a tua sorella senza discutere. Se sarai accondiscendente, farò in modo che possa acquisirle tu stessa, dandoti facoltà di accedervi mediante una trattativa riservata di cui nessun altro dovrà essere a conoscenza. Ma non dovrai in alcun modo interferire con il piano di liquidazione, sono stato chiaro Eleanor?- secco, in quello che sembra essere un ordine.
- La sua benevolenza mi lusinga, vostra altezza. Immagino che adesso dovrei prostarmi ai suoi piedi in segno di riconoscenza? -
Le sue dita mi stringono il polso, delicate e forti al tempo stesso.
- La sua benevolenza mi lusinga, vostra altezza. Immagino che adesso dovrei prostarmi ai suoi piedi in segno di riconoscenza? -
Le sue dita mi stringono il polso, delicate e forti al tempo stesso.
- Questo non è un gioco Ellie, lo capisci? Finirai col farti male, molto male, e io non potrei tollerarlo -
- Non mi intimorisci con le tue minacce! E' questo quello che sei, un essere viscido che non esita un solo istante a capestare chiunque sia d' intralcio ai suoi loschi affari
- Tu non mi hai dato scelta, maledizione! Ma puoi tornare indietro, possiamo farlo... - un istante e le sue braccia si stringono intorno alla mia vita, mi attira a se, il suo respiro agitato tra i miei capelli, il suo corpo caldo, i battiti impazziti del suo cuore - Se solo tu vorrai, potremo vendere tutto, porre fine a questo inferno, e scappare via, lontano da qui, io e te, insieme per sempre - un sussurro sul mio orecchio.
- Tu non mi hai dato scelta, maledizione! Ma puoi tornare indietro, possiamo farlo... - un istante e le sue braccia si stringono intorno alla mia vita, mi attira a se, il suo respiro agitato tra i miei capelli, il suo corpo caldo, i battiti impazziti del suo cuore - Se solo tu vorrai, potremo vendere tutto, porre fine a questo inferno, e scappare via, lontano da qui, io e te, insieme per sempre - un sussurro sul mio orecchio.
Mi divincolo, spingendolo via:
- Ma davvero credi ancora di riuscire ad abbindolarmi con le tue proposte assurde? Tutto ciò che ti interessa è salvarti il culo, in un modo o nell'altro, perchè non sapresti fare altrimenti essendo totalmente privo di spina dorsale, proprio come i vermi che strisciano nel fango putrido, nutrendosi di feccia!
Scuote la testa.
- E’ una cosa più grande di te Eleanor. Non potrai mai farcela da sola
- Io non sono sola! Non tutto è marcio come te, ragion per cui risparmiati le minacce, non mi fanno nessun effetto -
Un sorriso sarcastico:
- Ah si? E chi sarebbero i tuoi alleati? Scott? Richard? Non ti facevo così ingenua! - sbotta, irritato. - Quando si ha quello che hai tu non esiste alcun amico degno di essere considerato tale, neppure se lo conosci da una vita
- E' probabile, nel mondo in cui vivi tu, in cui non fate altro che azzannarvi come iene solo e unicamente per soldi -
- Puoi porre fine a tutto questo. In qualsiasi momento
- L'hai detto. E ho intenzione di farlo, ma a modo mio
- Io non voglio combattere contro di te Eleanor. Potresti ottenere qualsiasi cosa se solo riuscissi ad essere sincera con te stessa e ammettere che tu non desideri altro che me. Lo leggo nei tuoi occhi, lo sento ogni volta che mi avvicino a te. E' più forte della tua volontà. E' più forte del tuo odio. E tu non potrai fare niente per fermarlo
- Puoi porre fine a tutto questo. In qualsiasi momento
- L'hai detto. E ho intenzione di farlo, ma a modo mio
- Io non voglio combattere contro di te Eleanor. Potresti ottenere qualsiasi cosa se solo riuscissi ad essere sincera con te stessa e ammettere che tu non desideri altro che me. Lo leggo nei tuoi occhi, lo sento ogni volta che mi avvicino a te. E' più forte della tua volontà. E' più forte del tuo odio. E tu non potrai fare niente per fermarlo
Gli sputo contro. - Va a farti fottere! -
Mi volto, mi blocca per la vita. Lo sento ansimare sul mio orecchio:
- Succede anche a me, sai? Essere tormentato dal desiderio ogni notte, e bruciare senza riuscire a soddisfarlo. . .Noi due, nei nostri letti vuoti, a morire della stessa sete - il suo alito caldo sul collo, brividi, vertigini lungo la schiena, le sue labbra ... Lo voglio, lo desidero con tutte le mie forze!
Le sue dita frenetiche a sbottonarmi la camicia, la divarica scoprendo i miei seni turgidi, li succhia entrambi, avidamente, i capezzoli palpitano fieri nella sua bocca. Il piacere inonda il mio corpo, lo sento penetrare in ogni fibra mentre inarco il collo all’indietro, mentre sfiora, ansimando, gemendo, la sue mani sul mio ventre, sollevano la gonna, scostano gli slip, scivolano tra gli umori.
- Uhm, è qui...è il tuo desiderio di me - un suono roco, profondo, mentre stringe quel fascio di nervi tra le dita, sfiorando la mia eccitazione, scoprendola, accarezzandola senza tregua.
- Lasciami - biascicando. Non riesco a dire nulla, a fare nulla. Il mio corpo ostaggio del suo, una forza immane contro cui non sono in grado di combattere.
- Oh, Cristo!- mugola, in un sussurro erotico. -Io non posso vivere senza questo! Ho bisogno di toccarti, sentirti gemere, farti venire -
- No. . . -
- Vieni Eleanor, vieni per me! -
- No - in un gemito.
- Si...lo vuoi anche tu, e non puoi fare nulla per fermarlo-
- No - in un gemito.
- Si...lo vuoi anche tu, e non puoi fare nulla per fermarlo-
Un calore fortissimo si sprigiona nel ventre, che inizia a contrarsi ritmicamente, donandomi l’estasi. Ogni cosa è annullata, non c’è più ragione, non c'è più odio ne rancore, solo il mio corpo, e il suo e quel piacere inaudito.
- Oh, si! Ti sento, amore mio, sotto le dita -
La mente assente, stravolta da quelle sensazioni indescrivibili, ancora palpitante mentre mi attira a se, le sue labbra sulle mie, a baciarle con ardore.
Apro gli occhi, e la realtà mi appare improvvisamente per quella che è. Lo spingo via da me.- Maledetto! - impreco, in collera.
Abbasso la gonna, sistemo la camicia, stravolta. Cosa ho fatto? Cosa cazzo ho fatto?
Un ghigno malizioso si palesa sul suo viso, rimango immobile al centro della stanza, mentre due lampi azzurri mi fissano spietati:
- E’ la tua sete, Eleanor. E’ dolorosa, insostenibile come la mia, necessaria come lo è respirare. Un bisogno vitale contro cui non puoi lottare -
- Io ti odio e ti odierò finchè avrò vita! - urlo. Apro la porta, corro via da quella stanza, lontano da lui, da ciò che non posso controllare.
Non dovrà accadere di nuovo. Mai più.
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