Un suono sordo, mi sveglio disoprassalto. La luce fortissima penetra attraverso le tende pesanti. Qualcuno bussa alla porta.
- Signorina Eleanor? -
- Si Babette, arrivo! -
E di fronte a me, mi sorride porgendomi una lettera.
- E’ arrivata questa per lei. -
Il mittente, sempre lo stesso.
- Fanculo! -
- Signorina! -
- Oh, scusami Babette, non era rivolto a te -
Scuote la testa, roteando gli occhi.
- Piuttosto, la signorina Caroline ha atteso a lungo che lei la raggiungesse per la colazione, ma aveva una mattinata fitta di impegni ed è scappata via. Mi ha pregato di porgerle le sue scuse, e di raccomandarle di tenersi libera per il pomeriggio. Ha lasciato questo appunto per lei -
Alle 15. 00, al Brighton, su Rodeo Drive.
Ti aspetto.
Caroline.
- Perché? Che ore sono? - la guardo stranita, sbadigliando.
Le dita tra i capelli, un garbuglio indistricabile.
- Le 10 e 30 signorina Eleanor -
- Cosa? - mentre scarto distrattamente quella busta.
La s. v. è gentilmente invitata a presentarsi presso gli uffici della Rochester Corporation Inc. per procedere all’operazione di liquidazione delle proprietà in suo possesso, come da precedenti accordi.
L’amministratore delegato sarà lieto di riceverla il giorno 30- 09- 2011 alle ore 10. 00 presso la sede principale, al n. 468 North Camden Dr.
Los Angeles 29-10-2011
General Manager and CEO
A. N. Rochester III
Ma che cazzo vuoi, rompicoglioni da strapazzo?
E quali fottuti accordi avresti preso con me? E Quando?
Farfuglio tra me una lunga serie di imprecazioni, sotto lo sguardo sbalordito di Babette.
- Che ore hai detto che sono? -
- Le 10 e 30 . . . -
Si allontana scuotendo la testa, l’aria di chi ha sentito fin troppo per le sue orecchie.
Rileggo l’ora di convocazione.
Adesso te la vedrai con me, fottuto affarista del cazzo!
Mi fiondo in bagno, cerco di sistemare quella massa indistricabile che ho sulla testa, rinuncio.
Un filo di eyeliner intorno agli occhi, del gloss rosa, cambio la maglietta, lascio i jeans.
Recupero la borsa, e il cellulare, controllo il display, un sms.
Il cuore gonfio di felicità.
La notte è infinita
Il giorno interminabile
Ogni istante con le sue eterne lame affilate
spietato tortura il mio cuore
spietato tortura il mio cuore
Che privo di battito
sanguina
e giace esanime
nel mio petto
e attende impaziente
che il soffio del tuo amore
giunga dalle tue labbra
a ridonargli la vita.
Ti amo
sanguina
e giace esanime
nel mio petto
e attende impaziente
che il soffio del tuo amore
giunga dalle tue labbra
a ridonargli la vita.
Ti amo
D.
Premo il tasto di chiamata.
- Amore . .- la sua voce dolce, calda - Scusami, ma non ho molto tempo, ho una riunione tra qualche minuto -
- Ti amo Drew -
Sospira.
- Ti amo anch’io. Mi manchi da morire-
- Anche tu. Quando torni? -
Soffia forte sul ricevitore, una lunga pausa.
- Purtroppo le cose non stanno andando come speravo -
Il cuore, ha smesso di battere.
- Ho bisogno di te, io non ce la faccio più Drew-
- lo so amore mio, lo so. Io non sto meglio di te. Ma non posso fare altrimenti, non dipende da me -
- Ma non puoi lasciare che sia qualcun altro ad occuparsene? Io. . . io ti voglio qui, con me. Ho mille cose da dirti -
- Qualcosa non va? -
- No, va tutto bene -
- Sei a casa? -
Sospiro.
- Si -
- Bene. Non muoverti da li, per nessuna ragione al mondo, intesi? Non voglio tu corra rischi di alcun genere. Posso stare tranquillo, Ellie?-
- Si, tranquillo. Ma ti prego, torna presto! -
- Farò il possibile amore mio. Te lo prometto. Adesso devo proprio andare. Ti amo - un sussurro appena percettibile.
- Anch’io -
Chiude la comunicazione.
Il telefono, continuo a stringerlo tra le dita, come fosse la cosa più preziosa al mondo.
Lo è.
Recupero la borsa, riempiendola di tutte quelle missive.
Mi incammino lungo il viale, quando realizzo che non ho un dollaro in tasca.
- Babette? -
- Si?-
- Avresti cinquanta dollari da prestarmi, te li renderò appena possibile? -
Sghignazza divertita, si sposta, recuperando la borsa.
- Ecco a lei. E’ diretta in città? -
- Si -
- C’è la sua auto nella rimessa. Vuole le chiavi? -
Quell’auto.
-Oh, io non guido da molto tempo-
- Capisco. Le chiamo un taxi? -
- Si. Forse è meglio così-
Si incolla al telefono, in pochi minuti un taxi è davanti all’enorme ingresso.
- Grazie Babette - un bacio sulla guancia, prima di andare via.
- 468 North Camden -
L’uomo annuisce.
Neanche guardo in strada, presa da quegli sms le cui parole mi cullano dolcemente accarezzandomi l’anima. Gli dirò tutto. Voglio che sappia la verità, fino in fondo.
Il taxi si ferma,il tassamentro segna i soliti cinquanta.
Fottuti ladri! Scendo imprecando a denti stretti.
Un palazzo grigio si erge maestoso davanti a me, stagliandosi nel cielo limpido di LA coi suoi lucidissimi vetri a specchio.
L’ingresso ampio, schiaccio il tasto, l’ascensore si apre, seleziono il 2° piano.
Un’insegna in ottone lucido campeggia accanto alla porta grigia con incisa la stessa sigla delle missive.
Schiaccio il pulsante accanto. Una donna dagli occhi azzurri mi squadra dall’alto in basso, una smorfia di sufficienza sul viso:
- Spiacente, non ho nulla da darti. E d’ora in poi gira alla larga da questo posto! Intesi! -
Blocco la porta:
- Cerco il signor Rochester -
- Ah si? E cosa ci fa il signor Rochester con una come te? - sardonica. Delle labbra di un rosso ciliegia, piene, una chioma bionda, lunga ad incorniciare un viso regolare. Indossa un tailleur blu estremamente aderente che ne fascia il corpo mettendone in evidenza le curve piene.
Ho voglia di schiaffeggiarla! Cerco di mantenere la calma, la rabbia prend eil sopravvento, stringo i denti, l’indice sollevato.
- Senti, troietta da strapazzo, sia ben chiaro che la sottoscritta non sa che farsene del tuo fottuto signor Rochester, ma si da il caso che continua a rompermi i coglioni cone l sue lettere del cazzo senza che neppure io lo abbia mai visto. E poiché non intendo perdere neanche un solo millesimo di secondo in più a conversare con te, sei pregata di smuovere immediatamente quelle chiappe da qui e dirgli che sono disposta a sopportare questa sceneggiata per altri cinque secondi, dopodichè potrà andarsene all’inferno! -
Le sue mascelle cedono, la bocca si apre:
- Ma come ti permetti? -
- Ehi! Che cosa succede qui? -
Un uomo distinto sulla quarantina, i capelli brizzolati, mossi, in abito grigio, estremamente curato interviene improvvisamente.
- Questa morta di fame vuole incontrare il signor Rochester -
L’uomo mi fissa.
- Posso conoscere gentilmente il suo nome? -
Sospiro.
- Scott Baker. Eleanor Scott Baker -
Gli occhi sgranati, entrambi immobili. Un sorriso splendido si apre improvvisamente su quel volto di cera.
- Le prego di accettare le mie più sentite scuse, signora. Si accomodi pure, ci vorrà un istante -
Lo seguo. La moquette blu scuro si adagia morbida sotto i miei piedi, è dappertutto, lungo il corridoio, nelle svariate stanze che si susseguono l’una dopo l’altra. Fino all’ultima, la porta socchiusa.
- Prego. La stanno aspettando -
Uno spazio ampio, il blu campeggia ovunque, sulle pareti una serie di ritratti d’epoca, mezzobusto a figura intera, costumi dalle forgie più disparate, gorgiere inamidate, corsetti, cappe dai profili in prezioso damasco, volti di donne, uomini, vecchi, giovani, a cavallo o in posa su sedie broccate, con tanto di spade, scimitarre, alabarde, spuntoni, cimeli stranissimi che si materializzano davanti ai miei occhi, esposti sotto vetro in teche illuminate, in un alternarsi continuo con le enormi e possenti scaffalature che addossate alle pareti strabordano di libri, tanti, a riempirne ogni anfratto. E poi ancora ritratti, Li osservo uno ad uno finchè i miei occhi si fermano su di lui. Quel ritratto, lo stesso che era in quella stanza d’albergo, e che adesso sembra smarrirsi tra i mille volti che affollano quelle pareti.
- Lieto di fare la sua conoscenza, signora Scott Baker -
una voce mi risveglia dal torpore. Distolgo velocemente lo sguardo, un uomo mai visto prima è seduto dietro la scrivania nera.
una voce mi risveglia dal torpore. Distolgo velocemente lo sguardo, un uomo mai visto prima è seduto dietro la scrivania nera.
Un volto inespressivo, rotondo, stempiato, capelli bianchi, di mezza età.
Mi fissa a lungo. Lo fisso di rimando.
Apro la borsa, recuperando tutte le missive, le lancio sulla scrivania con un gesto di stizza.
- Rispedite al mittente! E la prego di non disturbarsi oltre, signor. . . Rochester, sono qui per ribadirle personalmente che le mie proprietà non sono in vendita. Ne ora. Ne mai -
Quelle labbra sottili si distendono, le mani giunte si intrecciano davanti alla bocca. Continua a fissarmi, come se studiasse ogni mia espressione, ogni singolo movimento.
Si alza improvvisamente, mi tende la mano.
- Thomas Sheffield, lieto di fare la sua conoscenza -
Boccheggio, gli occhi sbarrati.
- Lei non è. . . -
- Il signor Rochester si rammarica infinitamente di non poter essere qui, ma impegni improrogabili lo hanno costretto a recarsi fuori città. Ragion per cui ha delegato il sottoscritto, in qualità di legale di questa compagnia, di esaminare con lei ciascun punto dell’accordo in oggetto, al fine di raggiungere un giusto compromesso che soddisfi entrambe le parti. Come ha potuto constatare, è disposto ad acquistare le sue proprietà ad un prezzo più che ragionevole, considerando le condizioni precarie in cui versa la Broadcasting Systems. Ma qualora lei non si ritenesse ancora soddisfatta, questo ufficio è a sua completa disposizione per ridiscutere ogni punto -
In piedi, lo fisso, mi fissa.
- Dica al signor Rochester che può andare a farsi fottere! -
Mi volto di scatto spalancando la porta, a passo svelto lungo quel corridoio, mi fiondo giù per le scale, il sangue ribollirmi nelle vene, imprecando a voce alta.
Le parole di Richard riecheggiano nella mia mente, assumendo un senso. E seppure non comprenda bene il motivo per cui questo fottuto squalo si sia arrogato il diritto di accedere a trattative riservate per ricevere in cambio di una miseria un patrimonio così cospicuo, una cosa è certa. La festa è finita!
D’ora in poi saprai chi è Eleanor Scott Baker, e cosa è in grado di fare.
E anche se non so chi diavolo tu sia, fottuto stronzo figlio di puttana, sappi che dovrai passare sul mio cadavere prima di svendere tutto quello che mi appartiene in cambio della la tua elemosina! E se pensavi di poter fare l’affare del secolo, bene, ti sbagli di grosso!
Prova ancora a mettere le tue luride mani su ciò che è mio e ti farò pentire di essere nato!
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