domenica 11 dicembre 2011

Chapter 74



Sorride, in lacrime, stringendomi a sé con forza.
- Ne ero sicuro. Ero sicuro che tu saresti stata dalla mia parte! -
Sento il calore del suo corpo contro il mio, stretta in un abbraccio di cui ho un disperato bisogno.
Non so se quel che dice è vero, non sono più sicura di nulla, ogni certezza naufragata in quel garbuglio intricato  di  soprusi, inganni, menzogne. Per soldi, maledetti luridi e sporchi soldi!
Tanti i dubbi, troppi i nodi da sciogliere. 
- Quel giorno in libreria, come hai fatto a capire che ero io? -
Mi sorride con dolcezza.
- Io so tutto di te. Più di quanto tu possa immaginare - mi fissa, si avvicina ancora, tanto, troppo. Le sue dita iniziano a sfiorarmi il viso. Mi scosto.
- Ti prego, Greg
- Scusami. E' che...insomma, ho aspettato così a lungo questo momento. Avevo un bisogno disperato di rivederti, per dirti tutta la verità, sperando che non fosse troppo tardi -
- Non lo è. Non più  
- Vuoi dirmi che è finita? E' così? E' davvero finita?  -
Annuisco. 
Mi stringe forte, sorridendo felice.
- Non immagini quanto io abbia sperato che tu aprissi gli occhi su quell'essere spregevole-
Sto per piangere. Non devo farlo, non posso farlo! Le ingoio. Non ci riesco, scoppio in un pianto disperato. Mi attira a sé. contro il suo petto.
- Andrà tutto bene Ellie. Farò in modo che quel farabutto paghi per tutto il male che ti ha fatto -
Mi bacia sulla guancia. Mi accarezza il viso, i suoi occhi verdi penetrano nei miei, scavano a fondo.
Li evito.
Mi sottraggo a quella stretta, cercando  di riprendere il controllo.
- Domani alle dieci, nel mio ufficio. Ci sono ancora molte cose da chiarire - gli dico
-  Ci sarò. 



Maledetto figlio di puttana! Maledetto! Maledetto! 
Prendo a pugni il volante, un dolore lancinante, fino  a sentirlo nei polsi.
Guardo l’ora. Sono le cinque.  Merda!
Metto in moto, il piede premuto contro l'acceleratore,  veloce fino alla parallela di Rodeo Drive.
Parcheggio in doppia fila, pochi minuti a piedi e sono in boutique. Due commesse mi accolgono all'ingresso, coi loro sorrisi di plastica.
- Miss Eleanor Scott Baker? - mi chiede la mora.
- Sì - rispondo.
- Sua sorella la aspetta in sala prova -
L'altra, la bionda, mi fa cenno di seguirla. Osservo la sua andatura felina, il portamento sofisticato tipico delle modelle, stretta in un tailleur nero.
Mi conduce in una sorta di camerino ampio, la moquette vaniglia impera ovunque, una serie di divanetti stile impero color indaco, un’enorme chandelier in cristallo domina il soffitto, una lunga serie di abiti da sposa si atteggiano candidi e pomposi sulle stampelle, all’interno delle nicchie. 
Un nodo in gola. 
- Finalmente! - Caroline mi corre incontro, agitatissima, sorridente, quel sorriso si spegne all’istante, mi fissa attonita -  Ma che cosa diavolo è successo ai tuoi capelli? -
Sospiro.
- Avrò pure il diritto di scegliere qualcosa nella mia vita! - sbotto.
Le sue braccia si aprono, un sorriso pieno le illumina di nuovo il volto:
- Scusami sorellina, scusami, ti prego, a volte sono davvero insopportabile! Se tu sei felice così, allora lo sono anch’io. . . - mi abbraccia quasi stritolandomi. Sembra fuori di se, non sta più nella pelle dall’emozione. Scoppia in lacrime  -  Non sai quanto io sia felice di averti qui... -  
Una donna di mezza età osserva la scena, sorridendo intenerita. 
- Miss Caroline la stava attendendo con ansia- mi dice.- Non ha voluto provare nulla prima che lei arrivasse -
Cerco di sorridere. Non riesco a dire nulla. Mi siedo sulla poltroncina a me riservata, mentre osservo quell’andirivieni di abiti e persone. Caroline esce fuori dopo un pò, con un abito sontuoso in taftà lucido, con inserti in seta e uno strascico imponente. 
- Allora? Non è meraviglioso? Proprio come una principessa! - mentre continua ad ammirarsi nelle enormi specchiere  broccate. 
- Il signor Dior l'ha disegnato appositamente per la signorina Caroline, traendo ispirazione dalla sua eterea bellezza!- aggiunge la donna. - Un matrimonio che si preannuncia essere davvero da favola!-
- Si, splendido. . . - commento. Ho voglia di scappare via, fuori da questo posto! Devo parlare con lei, devo impedirle di fare un errore di cui si pentirà per il resto dei suoi giorni!
Mi fissa, scorgo un’ombra di delusione sul suo volto.
- Potresti far finta di essere felice per me? - 

Merda! Merda! Merda! Ho voglia di urlare tutta la rabbia che ho dentro, dirle tutto quello che penso, fare il mio dovere di sorella fino in fondo.
Ha già scelto.  E dubito fortemente che mi stia a sentire, troppo presa com’è da un matrimonio che qualsiasi donna sognerebbe per sé.
- Hai ragione. Scusami- abbozzo un sorriso.- Sai che non m’intendo molto di queste cose, ma trovo che sia perfetto per te, davvero -
Il  volto le si illumina.
- Grazie sorellina! Non sai quanto mi renda felice averti qui. - le lacrime si affollano tra le ciglia, scoppia in un pianto inconsolabile. La raggiungo, si abbandona su di me, la trattengo, abbracciandola. - Come vorrei che anche la mamma fosse qui -aggiunge in un lamento.
- Lo so Caroline - cerco di consolarla come posso.
Si riprende dopo un pò, mentre le sarte si agitano intorno, impuntando l'abito di spilli.
- Ti voglio bene - le sussurro, prima di andare via.
Mi stringe forte.
- Sei tutto ciò che ho. Ti prego, non abbandonarmi di nuovo. Non lo sopporterei  -  
Ingoio a vuoto.
- Non lo farò - 
Sto per andare via, la sua voce mi blocca:
- Eleanor!
- Si?
- Stai tornando a casa?
- Hai bisogno di un passaggio?
Scuote la testa. - Ne avrò ancora per un pò e sono in un ritardo mostruoso, senza contare che stasera dovremo essere al party di beneficenza della Fondazione Rochester. Oh, Dio, non ce la farò mai! Andrew sarà già pronto, mi faresti la cortesia di avvertirlo? -
Inspiro, il sangue al cervello.
-No!- sbotto all'istante.
I suoi occhi umidi si sbarrano, sta per piangere di nuovo, cazzo!
- Perchè ti costa così tanto avere un rapporto civile con lui? Eppure ti adora, non fa altro che chiedermi di te-
Una rabbia furibonda.
- Va bene, lo farò, stai tranquilla -
Mi abbraccia di nuovo, creando non pochi problemi a quelle donnine che tanto si affannano intorno al sontuoso abito.
E’ ormai buio pesto quando finalmente riesco a respirare aria pulita.  
Che situazione del cazzo! 
Parcheggio l’auto, scorgo la sua in lontananza, proprio davanti all’ingresso.
Il cuore palpita feroce senza che riesca a fermarlo.
Sprofondo sul divano, cercando di mettere insieme i pezzi di una giornata intensa.
Mi hanno cercata ovunque, sperando che fossi crepata in qualche manicomio, con buona pace di tutti. E nel frattempo hanno fatto finte profferte per acquisire le mie quote, in modo da salvaguardare la regolarità delle procedure, in attesa della documentazione attestante la mia interdizione.
Continuo ad impelagarmi in una miriade di pensieri cercando di sbrogliare quella matassa intricatissima, fitta di nodi impossibili da sciogliere. Tante falle, tanti i lati oscuri.
Il contratto. Cosa c'è in quel contratto, per quale motivo è stato redatto e perchè Belinda sembrava non saperne nulla?

 Cosa, al di là del senso di colpa per le inezie che mi ha costretta a subire, cosa ha spinto quel mostro a togliersi la vita, impiccandosi?
Parole, ricordi si accavallano, si mescolano, prendono senso. . .

Vuoi sposarmi Ellie Jones?

Sento il respiro mancarmi, un nodo in gola, ho voglia di urlare, di spaccare tutto! 
Mi spoglio di tutto quello che ho addosso, trovo riparo sotto l’acqua gelida della doccia, a ricacciare l’angoscia, congelare i pensieri. 

Ho fame. 
Recupero dei jeans sdruciti, lascio i capelli umidi e spettinati, mi incammino lungo il sentiero, mentre una meravigliosa cupola di stelle inonda il cielo di mille bagliori luminosi.

Il suono della risacca. Il suo respiro. Lui.

Mi stringo nelle braccia, cercando un tepore che non potrà mai più scaldarmi.

L’auto  lucida  è ancora li, qualcuno si muove accanto alla portiera, due lampi azzurri balenano improvvisamente su di me. Dovrei avvertirlo. Non  gli dirò nulla, che aspetti pure fino all'alba del giorno dopo, non m’importa un cazzo! 
Non riesco a muovermi.

Indossa uno smoking nero, avanza velocemente verso di me,  un passo, un altro ancora, è vicino, troppo. . . le sue dita mi sfiorano la guancia, scivolano tra i miei capelli, quelle labbra morbide si muovono:
- Ellie? - sussurra in un suono dolcissimo.
Un istante interminabile, come ripiombati improvvisamente in quel passato in cui eravamo soltanto noi: io, lui, nient’altro.
China il viso su di me, sento il soffio del suo respiro sulla pelle, il suo profumo intenso invadermi le narici. Le sue labbra si schiudono. 
Chiudo gli occhi, lo stomaco fluttua leggero, sospeso a mezz’aria, desidero quella bocca, desidero la sua lingua, ne sento il calore a contatto con la mia, un istante, un bagliore fulmineo. Che cazzo sto facendo? 
Indietreggio, spingendolo via. 
- Non osare farlo, mai più! -gli urlo contro.
Un sorriso storto, mentre non smette di osservarmi.
- Scusami. Per un istante mi ero illuso di vedere qualcuno che non esiste più -
Un suono sordo, di una portiera che si chiude, poi dei passi veloci. Caroline saltella verso di noi. - Tranquilli, sono riuscita a liberarmi in tempo! -. Si avvicina a lui,  cerca le sue labbra, le trova.  - Amore, ti prego di perdonarmi, so di essere in un ritardo spaventoso! Dammi solo dieci minuti... - fa per andare via, si blocca, mi fissa. Le mani tra i capelli:
 -Oh, mio Dio! Ho dimenticato di darti l'invito per questa sera, Andrew ha insistito così tanto perché tu venissi
 -Bé, non è poi questo gran disastro- soggiunge lui.- Sei ancora in tempo per prepararti e venire con noi-dice rivolto alla sottoscritta.
- Io, in quel covo di serpi? Mai!- sbotto.
Caroline tira un sospiro profondo.
- Bene, io ci ho provato. Vedi di convincerla tu, amore, io vado a prepararmi-. Corre via.

Lui rimane a fissarmi, immobile: le mani in tasca, la giacca divaricata, un ghigno divertito sul volto perfetto.
Faccio per andare via.
- Scappa Eleanor, scappa!- le sue parole. Mi sforzo di non sentirle. Continuo a camminare. -Hai ragione ad aver paura di me, ora come ora potrei farti capitolare qui, davanti all’ingresso. Mi basterebbe così poco- in un riso spavaldo. -Ma  mi rendo conto di quanto possa essere sconveniente per la sorellina devota e altruista ammettere a se stessa e agli altri quanto mi desideri - aggiunge, a voce alta.
Mi blocco, mi volto, procedo a passo spedito nella sua direzione.
- Tu non mi fai paura, Rochester! Puoi provocarmi quanto vuoi, le idiozie che escono dalla tua bocca non mi turbano affatto - urlo. - La verità, se proprio vuoi saperla, è che non voglio condividere con te neppure l’aria che respiro! - grugnisco.
- Hai condiviso con me molto di più -
 Una forza disumana anima la mia mano in uno schiaffo che lo colpisce in pieno viso:
- Mi fai schifo! - urlo.
Babette accorre, si ferma sulla soglia, ci osserva sbigottita.
Lui mi blocca per il polso, le sue labbra si avvicinano al mio orecchio:
- Non costringermi a venire da te questa notte, perché stavolta niente potrà  fermarmi - sottovoce.
- Vieni pure! Un calcio nelle palle non te lo toglierà nessuno! - a denti stretti. 
Cerco di divincolarmi, inutilmente. Sento il suo odore straziarmi l’anima, sento il calore di quel corpo che un tempo era mio.
- Non sarà così semplice, “Eleanor”. Perché  il supplizio che mi costringi a vivere ogni istante, sarà nulla in confronto alla sete che avrai di me!  La sentirai ogni notte, arida,  seccarti la gola, bruciare fino a  diventare insopportabile. Soffrirai il mio stesso inferno. E allora ti farò mia in ogni modo, perché lo sei, mia, solo mia, di nessun altro -
- Va a farti fottere! -  
Molla la presa, indietreggio, mentre il cuore palpita senza sosta.
- Signorina Eleanor, la cena è servita - la voce concitata  di Babette.
- Arrivo! - le rispondo. 
Mi allontano, ho i nervi a fior di pelle. Resistere, è l'unico modo per combatterlo. E trovare il modo di cacciarlo via a calci nel sedere!
La tavola all'interno del salone è imbandita unicamente per me, sto per prendere posto quando scorgo Caroline scendere  dalle scale, in un elegante abito da sera.
Inforco con foga la pasta che riempie il mio piatto.
- Maledetto stronzo figlio di puttana, lurido porco...- farfuglio tra me. Babette ascolta, con in faccia ancora lo sguardo sbigottito di un istante prima - Io non ho paura di te! - le mani mi tremano, il cuore palpita a mille, un’agitazione assurda  che non riesco a controllare.
Mi accompagna per tutta la sera, fino a notte fonda. Gli occhi sbarrati, in attesa. 
Di cosa?
Cosa sto aspettando?
La luce dei fari balena attraverso le tende, le scosto con cautela: sono loro, sono tornati!
Il primo a scendere è lui, cammina fino all'altra portiera, la apre.
Lei gli butta le braccia al collo, cerca le sue labbra, si baciano, a lungo, e in un modo per niente casto. Vedo le sue mani che si muovono su quella schiena candida, chiudo gli occhi.
Sprofondo nel divano.
La scena continua nella mia mente: stanno salendo le scale, lui la sta baciando. Entra nella sua camera, la spoglia, la eccita. . . lei sta accarezzando le sue spalle, sfiorando la sua schiena levigata, e calda. 
Bastardo! Stronzo! 
Come può toccare un’altra donna, farci l'amore, dopo quello che c’è stato tra noi? 
Rido di me. Cosa vuoi che sia per uno come lui, un essere  sadico e perverso, totalmente incapace di provare il benchè minimo sentimento nei confronti di qualcuno?
Il cervello brucia, l’anima stravolta, un dolore insopportabile. 
Mi aggiro per la casa fuori di me, in cerca di qualcosa, qualsiasi cosa allevi quel tormento atroce. Recupero della vodka, mi incollo alla bottiglia, e bevo, bevo finchè tutto diventa leggero, sottile, impalpabile.  Si annulla.
- Eleanor... - quella voce, all’improvviso.

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