Lo sguardo perso in quel liquido rosso e semidenso, che fluttua nel bicchiere. L' avvicino alle labbra, sorseggiandolo. La musica assordante mi rimbomba nelle orecchie, vorrei annullare ogni pensiero, strappare dalla mia mente quelle immagini, quei ricordi. Di lui e lei, le loro labbra che s’incontrano, le loro mani che si congiungono.
Era mio. Tutto ciò che adesso appartiene a lei di diritto, è stato mio, anche se solo per pochi istanti.
Fa male. Tanto, troppo. Da morire.
E’ quello che mi aspetta. E finchè non troverò un modo per porre fine a questa farsa assurda, dovrò resistere. E incassare altri colpi mortali, ben peggiori di quello cui ho assistito, qualche ora fa.
Il liquido scende veloce, giù in gola fino a penetrarmi nelle vene, inebriarmi il cervello, attutire il dolore. Il vetro freddo contro la fronte, nel vano tentativo di bloccare la mente, congelare i pensieri.
- Ah, eccoti finalmente! - la voce di Amy giunge ovattata, tra una miriade di suoni indistinguibili - Scusa il ritardo, quel regista del cazzo ha preteso che ripetessimo la scena all’infinito! Sono esausta - si siede di fronte a me, mi fissa stranita.
- Dovresti esserne felice. Recitare con Kowalskji non capita tutti i giorni -
I suoi occhi azzurri si sbarrano: - Come fai a sapere che? Oh, ma che stupida! Ancora non sono riuscita a realizzare che quella casa di produzione è tua
Sospiro, seccata.
- Spero che Ethan sforni un altro film della stessa portata di Fairytale. La 4Hope ne ha bisogno
- Ah, sarà un successo planetario, ne sono sicura! Ethan è davvero in gamba nel suo lavoro, non avresti potuto trovare persona migliore, credimi! -
Annuisco, per un qualcosa che già so da anni.
- E te? Come vanno le cose? - chiedo, se non altro per cambiare discorso.
Sorride.
- Meravigliosamente bene. Grazie a te. Anche se, oh! Come avrei mai potuto solo minimamente immaginare che dietro una ragazza così introversa e scontrosa, si nascondesse una ricca ereditiera! Devi ammetterlo anche tu, certe cose accadono solo nei film e quando ti capita di viverle per davvero, stenti a crederci! - ride di gusto.
- Si, nei film -
Magari lo fosse. Questa vita di merda da cui non posso scappare, la situazione squallida in cui mi ritrovo, e dalla quale non sembra esserci alcuna via d'uscita.
- Devo ammetterlo, e sarò sincera Ellie, non immagini quanto io ti invidi, quanto vorrei essere al tuo posto! Vivere a Beverly Hills in una villa da milioni di dollari, con la servitù a tua completa disposizione, e le boutique esclusive e i centri estetici, e uomini splendidi e straricchi che ti corteggiano ogni giorno! -
Noia mortale. Mentre lo sproloquio continua, incessante.
Un cenno al giovane cameriere, che si avvicina col suo vassoio: - Un altro di questi, e vedi di non metterci una vita -
Fissa il bicchiere, aggrottando la fronte - Midnight pleasure? Arriva subito!
Quelle due parole, cerdo inutilmente di collocarle in un istante ben definito, dar loro un senso. La testa leggera, mentre la voce di Amy si fonde al ritmo incessante della musica, fino a stordirmi.
Mi parla di lei, di Ethan, non credo di aver inteso bene, sorride, si imbarazza, sembra felice.
Vorrei esserlo anch’io.
Dopo ore di frastuono infernale mi ritrovo a camminare sui ciottoli che ricoprono il viale, in bilico, mentre il mondo non la smette di ruotarmi intorno.
E’ notte fonda, un' auto è parcheggiata davanti all’ingresso, la sua.
Sollevo lo sguardo alle finestre, scorgo una luce soffusa al piano superiore.
Il cervello brucia, il cuore riprende a sanguinare.
Vari tentativi finché quella chiave maledetta non entra nella serratura, incespico nelle gambe del tavolino, riesco ad ancorarmi al divano.
Le lacrime, non riesco a fermarle, mi riempiono gli occhi, cazzo!
Angoscia, disperazione, dolore atroce, insopportabile. Quelle dita lunghe e affusolate si stanno muovendo su di lei, le sue labbra a donarle piacere, mentre geme eroticamente sul suo orecchio, mentre la penetra con forza, sussurrandole parole d'amore.
Lui. E lei. Insieme. Nello stesso letto, sotto le stesse lenzuola.
Un cuore già morto gronda sangue e linfa. Nell’attesa che ogni slancio vitale si consumi, fino a cessare del tutto.
La vista sfuocata, in bilico mi appoggio alle pareti di carta, i miei passi sulla moquette vermiglia.
Un corridoio stretto, lungo, oscuro, arrivo in fondo, la porta è socchiusa, un bagliore rosso proviene dall’interno…
E’ buio. Ad eccezione dei led imporporati che illuminano in parte il divanetto. Un uomo è seduto al centro, la cravatta allentata, il collo della camicia divaricato. Cerco di vedere il suo volto, ne osservo le mani grandi.
-Ti stavo aspettando, Eleanor - terrore,al suono di quella voce.
Immobile, il cuore ghiacciato.
- Spogliati! -
Il respiro assente, le mani tremano mentre sfilo via la maglietta, e i jeans. Nuda, inerme, di fronte a lui.
Quella mano si solleva, nell’ombra, mi fa cenno di avvicinarmi.
Le gambe tremano, non riesco a muovermi.
- Io non
- Ubbidisci Eleanor, o sarò costretto ad alzarmi!
- No!
Uno scatto, quel volto esce dall’ombra, si sta avvicinando.
- Papà! - una voce sottile, Caroline corre verso di lui, lo abbraccia, lo bacia sulle labbra.
- Ciao piccola principessa - il tono improvvisamente dolce, come ogni volta che si rivolgeva a lei.
Le accarezza i capelli, torna a sedersi, la attira sulle ginocchia.
- Sono qui per te, papà -
- Ah, tesoro mio, tu sai come farmi felice
Quelle mani grandi su di lei, sul suo corpo, la sento gemere, mentre le tocca il seno, mentre quella mano enorme scivola tre le gambe, la testa reclinata, mentre gode estasiata.
- Caroline, no! -
Chiudo gli occhi, mentre quella scena orribile si dilegua, quando li riapro un’ombra è di nuovo su quel divano, distinguo una massa di capelli spettinati, un viso regolare, le braccia allungate a coprire l’intero schienale, una gamba accavallata sull’altra, le scarpe lucide.
-Ti stavo aspettando Eleanor - quella voce calda, profonda.
Una mano si solleva, mi fa cenno di avvicinarmi.
Un passo, un altro ancora, completamente nuda, di fronte a lui, mentre fremo nell’attesa che mi tocchi.
Piega la testa di lato, scorgo le sue labbra morbide, piene, mi sta scrutando, un bagliore chiaro, ferino si agita nei suoi occhi trasparenti.
Solleva una mano, sfiora un capezzolo che esplode all’improvviso, ergendosi fiero sotto quel tocco. Inarco il collo, godendo di un piacere intenso.
- Uhm si, così Eleanor... - col il dorso delle dita disegna piccoli cerchi intorno all’areola, l’eccitazione cresce sotto quel tocco erotico. Brividi. Vertigini.
Sento le sue labbra calde, le sento umide scivolare sul mio addome, altri brividi, altre vertigini, fino a raggiungere la mia intimità, annusarla profondamente
- Uhm, il tuo odore delizioso -
Il battito impazzito, il suo respiro soffia su quel fascio di nervi incandescente, le sue labbra si avvicinano morbide, solleticano, sfiorano, lambiscono, per poi lasciare spazio a qualcosa di umido, e bollente. La sua lingua mi penetra irriverente, scosse di un piacere violento m'imperversano nel ventre.
- Oh, dio! Sì - urlo, gemo senza sosta, lo voglio, lo desidero, voglio sentirlo su di me, dentro di me.
- Tu non puoi fare a meno di me Eleanor - ancora un sussurro, mentre strofina le labbra su quel punto. -Solo io posso farti godere, io, soltanto io! -
Le mie dita sprofondano tra i suoi capelli, li artiglio, sono dannatamente morbidi.
Vicina al culmine, terribilmente vicina,quella dolce tortura si interrompe.
- Non fermarti Drew, ti prego - supplico, avvicinandomi alle sue labbra, che sfuggono, per poi aprirsi in un sorriso splendido.
Si alza, sbottonando la camicia, scompare nel buio.
- Drew? Dove sei? Drew! -
Un passo verso quell’oscurità, un letto, due corpi nudi, gemiti intensi permeano la stanza, i suoi glutei, sodi e rotondi, si contraggono ad ogni spinta, il profilo dei muscoli si disegna ad intermittenza sulle sue spalle ampie, delle dita femminili si immergono nei suoi capelli, li tirano, quel volto si solleva, mi fissa, sorride, mentre gode, urla di piacere in un amplesso che sembra non avere fine. . .
- Caroline. . . -
Mi sveglio di soprassalto, grondante di sudore, il respiro agitato.
Le mani tra i capelli, eccitata, bagnata, totalmente e irrimediabilmente fuori di me. Mi alzo di scatto, la gola secca.
Il sole penetra attraverso le tende pesanti, fisso l’orologio, un quarto alle otto. Merda!
Sotto la doccia,mentre con l’acqua fredda cerco di sedare l’incendio che ancora imperversa in ogni cellula del mio corpo, ricacciando il ricordo di quelle labbra, di quel corpo.
Maledizione!
Le mani tremano, mentre mi asciugo velocemente, in dieci minuti sono fuori, a passo svelto lungo il sentiero che porta alla villa, Babette avrà già servito la colazione, anche se dubito che Caroline sia già sveglia a quest’ora.
Sollevo lo sguardo, la sua auto è ancora lì, davanti all’ingresso.
Il cuore fermo. Blocco i miei passi, esitando. Ha trascorso la notte con lei.
Cerco di frenare quel flusso di immagini che imperversano nella mia mente, un dolore immane, non riesco a respirare.
Stupida! Cosa ti aspettavi? Stanno insieme, da mesi, forse anni, di sicuro faceva sesso con lei, mentre diceva di amarti alla follia.
Ho voglia di scappare via, lontano da qui, lontano da tutto!
E’ ciò che vuole. Costringermi ad andare via da questa casa, rinunciando ad un qualcosa che nonostante tutto è mio, mi appartiene di diritto.
Non sono io l’intrusa. Né l’ospite!
A passo deciso, salgo i gradini antistanti l’ingresso, raggiungo la sala da pranzo, vuota.
La tavola è apparecchiata per due, come ogni mattina.
Mi siedo al solito posto, sorseggio il mio caffè nero, quel letto, le lenzuola disfatte, quei gemiti. Devo smetterla, cazzo!
Addento un biscotto al burro. Devo parlare con Scott, trovare una soluzione, al più presto.
- Buongiorno, “Eleanor” -
Smetto di masticare. Sollevo lo sguardo. Un uomo splendido è di fronte a me, in giacca blu e jeans bianchi, due fari di un azzurro intenso mi fissano divertiti. Si siede al posto di Caroline.
Il cuore palpita feroce, cerco di frenarlo, inutilmente. Recupero lucidità.
- E’ un’attitudine innata - affermo.
- Cosa? - chiede.
Le sue dita lunghe e affusolate si allungano dalla mia parte, le vedo artigliare una baghette, le vedo sprofondare morbidamente in quel pezzo di pane, in modo illegale. Mentre un soffio d'aria impregnata del suo profumo m'invade le narici. Distolgo immediatamente lo sguardo, fissando il liquido nero, ancora fumante nella mia tazza.
- Appropriarvi di ciò che non vi appartiene -
Non sembra turbato.
- Non so di cosa tu stia parlando -
- Quello è il posto di Caroline. E quella che stai consumando è la sua colazione - il tono distacato. Mentre dentro di me imperversa l’incendio.
- Caroline è già uscita da un pezzo. E quella che sto consumando è la colazione che Babette ha preparato per me, come ogni volta che passo la notte qui - continua a fissarmi. Le sue labbra si aprono, baciano il bordo della tazza.
Il sangue al cervello. Ingoio il rospo, cercando di mantenere la calma.
E’ quello che vuole. Destabilizzarmi, condurmi alla pazzia.
- E capita spesso? -
Sorride ancora. Uccidendomi.
- Vuoi i dettagli? -
Sto per esplodere.
Mi alzo di scatto, recupero la borsa.
- Mi interessa sapere quante volte sarò costretta a sopportare la tua sgradita presenza nella mia casa! - sbotto.
Quel sorriso non accenna a placarsi. Si sta prendendo gioco di me.
- Temo che d’ora in poi dovrai abituarti all’idea di avermi tra i piedi ogni giorno. Caroline mi ha chiesto di trasferirmi qui, e io ho accettato -
Sorseggia il suo caffè, scrutando ogni mio gesto, ogni mia espressione.
- Se pensi che questo mi induca ad andare via da questa casa, ti sbagli di grosso! Non ti temo, Rochester, non mi fai paura, mi fai solo schifo! -corro verso la porta, le sue mani mi trattengono per la vita,mi attira a sé, lo sento dietro di me, caldo, duro, il suo respiro agitato sul collo.
- Hai urlato il mio nome, stanotte!-sibila eroticamente al mio orecchio.- Era di me che sognavi? -
Il cuore fibrilla impazzito.
- Lasciami, maledetto, lasciami! -
Cerco di sciogliere quella morsa inespugnabile.
- Par quanto ancora ti illudi di riuscire a resistermi? - un suono roco, mentre sento la sua erezione comprimere contro i miei glutei.
- Io ti odio, maledetto, ti odio! - urlo a denti stretti, mentre le lacrime si affollano tra le ciglia, per quella verità che continuo a negare a me stessa.
- Solo io posso darti tutto ciò di cui hai bisogno. Se solo lo vorrai, quello che hai sognato stanotte potrà accadere davvero. Ogni notte. Per l’eternità...-
Mi libero, scappo via sconvolta,fuori di me.
Come posso illudermi di gestire quel tumulto feroce che lui scatena in ogni fibra del mio essere?
Scappare via. Lontano da lui, lontano da tutti. Ritornare nell’oblio, rimanerci in eterno.
Restare. E pensarlo in un altro letto, a dare piacere a lei, per poi uccidermi ogni volta con il suo sguardo, la sua presenza, le sue parole di fuoco.
Resistere.
E morire lentamente, tra le fiamme, in un'agonia senza fine.


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