venerdì 11 novembre 2011

Chapter 63

- Ecco a lei, signora Scott Baker-  il giovane impiegato  disposne sul ripiano del bancone le carte di credito appena riattivate - Arrivederla, e bentornata! -
- Grazie - le recupero velocemente, infilandole in tutta fretta nel portafogli. Sono in ritardo pazzesco, quelle immagini ancora impresse nella mente, quelle analogie che m'ingarbugliano i pensieri, senza riuscire a venirne a capo. Semplici coincidenze che potrebbero non essere tali, sebbene non riesca a comprendere quale possa essere il suo ruolo in tutto questo. 
Mi fiondo sul marciapiede, il cellulare stretto tra le dita, fisso continuamente il display in attesa di un suo cenno.
Mi manca da morire, tanto, troppo. Ossigeno puro, di cui ho un bisogno vitale.
Svolto a destra, fino a raggiungere Rodeo Drive. Scorgo  una chioma bionda in lontananza, agita un braccio, la saluto con un cenno.

In quel medesimo istante ha inizio il pomeriggio più mirabolante e folle della mia esistenza: non c’è boutique in cui non mi costringa ad entrare, provare abiti, acquistando qualsiasi cosa le capiti a tiro senza neppure chiedere un mio parere,  la lascio fare senza discutere, pur di porre fine a quel tormento il prima possibile.  Fino a trascinarmi in uno dei più esclusivi beauty center di LA, e sparire lasciandomi in balia di un tizio mai visto prima.
- Perché non c’è uno specchio? -
- La signora Caroline vuole che sia una sorpresa -
- Ma. . .  cosa? -
- Si fida di me? -
Sto per dire no. Tengo a freno la lingua.
Una giovane fanciulla dai tratti orientali infila le dita tra i miei capelli, massaggiando energicamente il cuoio capelluto, un’altra donna si prende cura delle mie mani, un’altra ancora applica qualcosa di appiccicoso sul mio viso.
- Cerchi di rilassarsi. E stia tranquilla - una di loro mi sorride, tranquillizzandomi.
Non so perché lo sto facendo.
L’uomo di prima ritorna, spalmando qualcosa sui miei capelli.
- Cosa fa? -
- Ha un incarnato candido, un viso splendido, e  il nero corvino dei suoi capelli  ne mortifica i tratti delicati. Permette che ci pensi io? - mi sorride dolcemente.
Mi sento tanto come cenerentola prima del ballo.
Sto per togliermi di dosso quella roba, ho volgia di scappare via, lontano da tutto.
Esito. Devo farlo. Per lei.
Mi rassegno.
Dopo circa due ore scorgo delle ciocche dai toni del miele ricadermi sulle spalle. Una ragazza è alle prese con il trucco, un’altra mi sta laccando le unghie di rosso. Mio dio!
E’ tutto così assurdo, quella frenesia, quel fervore. . .
- Mi segua, la prego - un’altra donna mi porta con se in una stanza, dopo pochi istanti mi ritrovo con addosso uno degli abiti acquistati da Caroline, delle scarpe dal tacco vertiginoso, una pochette gioiello, un copri spalle in morbido maraboù argento.
- Ma si può sapere che significa tutto questo? -
- Se glielo dicessi non sarebbe più una sorpresa signorina Baker - la donna mi sorride, sardonica. Per aggiungere qualcosa, dopo un pò: - Sua sorella la ama molto-  
Uno specchio si materializza improvvisamente davanti a me: riflette l'immagine di una donna estremamente elegante e raffinata, dalla chioma di un biondo miele raccolta morbidamente sulla sommità, ciocche leggere ricadono ai lati del viso, i miei occhi verdi messi in risalto da un ombretto antracite, un gloss lucido dai toni ciliegia esalta l’incarnato chiarissimo, le mie spalle nude sotto l’abito ghiaccio, in chiffon lucido.
Mio dio!
Gli occhi sbarrati, mentre quello stuolo di persone mi osservano sbalordite.
- E’ davvero incantevole miss Baker! -
Chi è quella donna? Sono io? E’ davvero quello che voglio essere?
Scuoto la testa. Sto per scappare.
- La limousine è arrivata - una voce, alle mie spalle.
- Bene! Signorina Eleanor, se vuole seguirmi. . . - Stefan mi scorta fino all’uscita, un sorriso formidabile sul viso.
- Ma cosa diavolo sta succedendo? -
- Stia tranquilla, sarà tutto perfetto! -
Il cuore palpitarmi all’impazzata, seppure mi sforzi di non pensarci so già cosa mi aspetta.
Non può avermi fatto questo!
Ho sempre odiato le feste, in special modo quelle organizzate a mia insaputa. Ma tutto, dall’abito, all’acconciatura, a tutta quella messa in scena lascia pensare che si tratti proprio di questo.
Voglio scappare, correre via, nel mio rifugio sulla spiaggia, voglio lui, le sue braccia, voglio stringermi al suo petto, respirare il suo respiro, non voglio altro, non desidero altro!
Rimpiango quei giorni, quella felicità infinita che respiravo ovunque, perdendomi nei suoi occhi, sprofondando tra le sue braccia. Controllo il display, non una chiamata, ne un sms. Provo a chiamare, risulta spento.   Le dita si muovono veloci sulla tastiera.

Amore mio, dove sei? Ho bisogno di te. . .

Perché sono tornata indietro?

L’auto rallenta, il cancello si apre lentamente, il giardino illuminato da un’infinità di fiaccole, fiammelle leggere a segnare il percorso sinuoso del viale fino all’ingresso, come è sempre stato, ogni volta in occasione di una festa ufficiale.  
Non posso farlo. Non voglio farlo. Vedere quelle facce di cera imbellettate coi loro sorrisi finti, mentre si avvicinano, mi baciano, i loro complimenti fasulli, per poi ridere di me alle mie spalle. Mi sembra di sentirle. 

La svitata che ritorna!
Quella pazza è di nuovo qui? Credevo fosse morta, o sparita chissà dove!
Santo cielo! La povera Belinda, ne ha dovute passare di tutti i colori con quella fuori di testa!

Cerco ossigeno, i polmoni bloccati.
La portiera si apre, un giovane in livrea bianca mi porge il braccio.
- Ben arrivata miss Baker, la stanno aspettando -
Cazzo!

L’ingresso strabordante di fiori multicolori, ranuncoli, iris, fresie, orchidee in un miscuglio variopinto, fin troppo  ridondante per una festa di bentornato.
Quei colori si susseguono nell’androne, si  dipanano lungo tutto il corridoio fino in fondo, laddove la parte centrale dell’edificio si incrocia con il corpo longitudinale dividendola in due blocchi contrapposti.
Quel giovane cammina al mio fianco, un sorriso finto, il mio sguardo oltre le enormi finestre, dalle quali riesco a scorgere le mille luci degli enormi chandelier in cristallo che campeggiano  nel salone delle feste. Sento della musica in sottofondo, un brusio confuso fino a scorgere le prime facce, non credo mi riconoscano, non ancora, non così conciata.

Mi fissano a lungo, le saluto con un cenno. Le sento bisbigliare, alle mie spalle. Il giovane accompagnatore abbandona il mio braccio.
-Il mio compito finisce qui.  Buona serata signorina Baker -
Rimango da sola, in piedi, davanti alla soglia di  quella sala infinita,  addobbata a festa, come era solita  vestirsi nelle occasioni più importanti.
- Signorina Eleanor, santo cielo! E’ davvero lei? Mio dio, è bellissima! - Babette mi viene incontro, in divisa di rappresentanza, mi stringe le mani, raggiante.
- Perché non mi hai detto niente? - grugnisco.
- Oh, la signorina Caroline mi ha raccomandata di mantenere il segreto, voleva essere lei stessa ad informarla! -
- Informarmi di cosa? -
L’indice davanti alle labbra, scuotendo la testa.

Sbuffo, seccata.

Ci sono fiori ovunque, riempiono il buffet, decorano le finestre, invadono ogni angolo, in fondo l’orchestra intona musica classica, una moltitudine di persone intente a conversare tra loro, uomini in smoking, donne in abiti elegantissimi, sembra di essere piombata in uno di quelle serate danzanti di fine Ottocento.
Mi incammino verso il centro della sala, l' andatura  incerta, quasi claudicante per via di quei tacchi vertiginosi che ho sempre odiato, una voce giunge improvvisa alle mie orecchie.
Una mano mi afferra il polso, sottile, delicata.
- Santo Cielo! Proprio come immaginavo! Sei magnifica, stupenda, superlativa! Io non ho parole, mia adorata sorellina ! -
Caroline è di fronte a me, in un sontuoso abito champagne, solleva la mano sfiorandomi il viso, gli occhi lucidi, qualcosa brilla sul suo anulare destro, guardo meglio: un anello su cui è incastonato quello che sembra essere un diamante. Eppure avrei giurato di non averlo visto, almeno  non prima di adesso.
- E così Cenerentola si trasformò in una principessa-
Mi attira a se, mi abbraccia forte, le lacrime si assiepano tra le ciglia.
Cerco di trattenere le mie.
- Signorina Caroline, la cercano di là, subito! - la voce di Babette, alle sue spalle.
- Ah! Ti prego, scusami! Chissà se sopravviverò a questa serata? Non scappare, intesi! - l’indice sollevato con fare minaccioso.
- Cercherò di tenere a bada la voglia - sorrido - Anche se sarà dura -
Soffia forte, l’espressione contrita, la vedo allontanarsi trafelata, disperdendosi tra la folla di invitati, tanti, troppi per essere un party di bentornato.
Continuo a vagare tra i tavoli ancora vuoti, una voce all’improvviso: 
 - Mio Dio! Eleanor? Sei davvero tu?  -
Fastidiosa, come il ronzio di una mosca, come sempre.
- Ciao Margaret! -
- Oh, Santo Cielo! Ma sei davvero splendida! Il bruco è mutato in una meravigliosa farfalla! Cecil? Vieni qui! -
- Cosa c’è? -
- Guarda un po’ chi c’è? Ti ricorda qualcuno? -
La donna più falsa del pianeta terra, Cecil Howtorne.
- Aspetta un attimo. . . tu sei. . . oh no, non è possibile! Eleanor? -
Annuisco, seccata.
Voglio scappare via, cazzo! Adesso, subito!
- Sei un incanto! Davvero! Si vede che il tuo soggiorno all’estero deve averti giovato, e non poco! Dovrai darmi l’indirizzo, in quel centro fanno miracoli! - sorride, lanciando occhiate sibilline alla sua degna compagna.
Le ho sempre odiate, fin dai tempi del college, dove facevano coppia fissa divertendosi a tormentare povere malcapitate. Ci provavano anche con me. Finchè non ho dato loro una lezione che è rimasta negli annali della scuola.
Non credo riuscirò a resistere l’intera serata.
- Scusate, devo andare! -
A passo svelto fino a raggiungere il salottino adiacente,lo stesso in cui mi rifugiavo ogni volta che non ne potevo più,  ricadendo sul divanetto in velluto rosso dai profili broccati.
Qualcosa sul tavolo attira la mia attenzione, una enorme quantità di  buste bianche disposte l’una sull’altra in tante pile ordinate. Ne prendo una, è chiusa da un sigillo di  ceralacca color oro, su cui è impresso con un simbolo. Guardo meglio, sembra uno stemma araldico, mi sembra di intravvedere un leone e un unicorno, entrambi coronati, mai visto prima, ne prendo uno tra le mani, ne leggo l’intestazione.

for
 Sir  Edward Cavendish

Gli altri, tutti simili ma con  intestazioni  diverse.
Non resisto, decido di aprirne una, ne estraggo un cartoncino ripiegato 













I polmoni bloccati, non una goccia di sangue nelle vene.

Non è possibile.

 La sua voce squillante ritorna, balbetto qualcosa di insensato,  senza riuscire a staccare gli occhi da quel nome.

- Ah, eccoti finalmente!  Eleanor, ti presento il mio fidanzato, Andrew Rochester !  -

Un profumo dolcissimo mi invade le narici, penetrandomi nell’anima. . .i miei occhi si chiudono istintivamente,  il cuore palpitare all'impazzata

Li riapro. Sollevo lo sguardo.

Un mare di ghiaccio mi accoglie gelido,  si squarcia in 
una voragine  infernale, il baratro incombe inesorabile assorbendomi nelle sue oscure e profonde viscere.
Il cuore un cumulo di macerie, privo di battito.




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